Le contromisure europee ai conflitti commerciali

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Come l’UE si difende dalle pratiche commerciali scorrette.

Le contromisure europee ai conflitti commerciali

L’economia dell’Unione Europea, come noto e per sua natura, prospera durante i cicli economici contraddistinti da apertura e scambi commerciali, mentre attraversa determinate difficoltà durante le fasi in cui l’economia internazionale è segnata da contrasti e incertezze.
In alcuni casi, il libero scambio che giova all’economia europea viene compromesso da paesi che decidono di imporre delle tariffe ingiuste sui prodotti o di vendere le proprie merci a prezzi eccessivamente bassi. In queste scelte di politica commerciale è insito il rischio che i contrasti sul commercio si trasformino in guerre commerciali, cioè in contese in cui due parti continuano a aumentare i dazi o a creare barriere facendo così alzare i prezzi e creando, in ultima istanza, problemi alle aziende.
Oltre a queste ipotesi, sempre possibili, la recente vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d'America ha riportato nel dibattito pubblico l’argomento dei dazi e della guerra commerciale.

È in questo contesto che il Parlamento Europeo ha scelto di pubblicare una nota in cui riepiloga gli strumenti con cui l’Unione Europea può operare in questi momenti più difficili.

Il Parlamento Europeo ha ricordato come l’UE e i suoi stati membri facciano parte dei 164 paesi che compongono l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). L’OMC venne creata nel 1995 per garantire un sistema regolamentato per il commercio internazionale e ha il potere di decidere in materia di dispute commerciali e di far applicare le proprie decisioni. Nel passato ha concretamente contribuito ad evitare che delle dispute commerciali degenerassero in qualcosa di peggiore.

Anche se l’UE partecipa all’Organizzazione mondiale del commercio, è comunque impegnata nell’elaborazione di regole per contrastare i prodotti introdotti in Europa a prezzi eccessivamente bassi, che finiscono per danneggiare i produttori europei. L’UE può imporre dei dazi anti-dumping e, nel 2017, gli eurodeputati hanno votato a favore di un aggiornamento delle norme che ne regolano le condizioni e modalità di utilizzo, integrandole poi con ulteriori regole durante l’assemblea plenaria di maggio 2018. L'8 novembre 2022, il Parlamento europeo ha poi approvato le norme per contrastare le sovvenzioni estere che distorcono il mercato alle imprese che operano nell'UE. Il 3 ottobre 2023, è stato approvato dagli eurodeputati il testo legislativo del nuovo strumento anti-coercizione, un deterrente che consente all’UE di risolvere i conflitti commerciali attraverso la diplomazia e, se le circostanze lo richiedessero, di varare misure di diversa tipologia, come limitazioni commerciali e restrizioni per investimenti e finanziamenti.

Anche se i dazi antidumping e anti sovvenzione possono rappresentare lo strumento più utilizzato, e pubblicizzato, per tutelare il mercato europeo, va ricordata anche la continua attività, spesso ad essi correlata, di istituzioni ed organi dell’Unione Europea.

Un buon esempio, è la recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, intervenuta il 21 novembre 2024 sull’ormai celebre “caso Harley Davidson”. Le motociclette prodotte negli Stati Uniti dal noto marchio americano erano state colpite, dopo il 2018, da un dazio introdotto dall'UE durante la fase che aveva visto gli Stati Uniti d'America innalzare le proprie tariffe sulle importazioni di acciaio ed alluminio europeo. A seguito di questa misura europea, la Harley Davidson aveva, quindi, deciso di produrre le motociclette destinate al mercato dell’UE presso i propri stabilimenti thailandesi. La Commissione Europea, a seguito di questa scelta del noto marchio americano, era intervenuta sull’argomento, ritenendo le motociclette come ancora aventi origine americana. Ricordando che, in estrema sintesi, i dazi possono essere applicati anche in base all’origine dei prodotti e che le merci sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, alla disputa di cui accennato era poi seguito un contenzioso, concluso alla fine dello scorso novembre dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale ha deciso che la riallocazione della produzione di un bene non può considerarsi “economicamente giustificata” se ha come unico obiettivo quello di evitare l'applicazione di un dazio supplementare, confermando la posizione espressa dalla Commissione e, conseguentemente, l’applicazione del dazio.

La Sentenza C-297/23 P va quindi a costituire un punto di riferimento per il futuro, specie per le imprese con flussi produttivi complessi e potenzialmente interessati da quei dazi di cui oggi tanto si parla.

 

Fonti:

 

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