Il Dipartimento del commercio degli Stati Uniti ad agosto 2024 (prima della rielezione di Trump) ha avviato un’indagine - su richiesta di aziende statunitensi del settore agroalimentare - per accertare se alcuni produttori italiani avessero esportato pasta negli Stati Uniti a un prezzo inferiore a quello praticato sul mercato interno, o al costo di produzione (dumping).
L’analisi ha inizialmente coinvolto 18 aziende. Nel corso della revisione sono stati selezionati due rispondenti obbligatori, Garofalo e La Molisana ed eliminato 5 aziende dalla lista perché non rilevanti.
Il 4 settembre 2025, il Dipartimento ha pubblicato un documento con i risultati preliminari in cui si legge: “Abbiamo accertato in via preliminare che La Molisana SpA e il Pastificio Lucio Garofalo SpA hanno effettuato vendite di alcuni tipi di pasta dall'Italia a un valore inferiore a quello normale durante il periodo di revisione, dal 1° luglio 2023 al 30 giugno 2024”.
L’amministratore delegato di La Molisana, Giuseppe Ferro ha dichiarato: “Non c’è dumping e questo era già emerso nelle due precedenti procedure analoghe alle quali siamo stati sottoposti negli anni passati dallo stesso Dipartimento del Commercio Usa. Al termine della prima era stato stabilito un dumping pari a zero; la seconda si era chiusa con l’1,6%. Ora ci accusano del 91,74%, ma da parte nostra non è cambiato nulla: abbiamo sempre agito in modo corretto e trasparente”.
Gli USA minacciano ora di imporre, da gennaio 2026, un dazio “antidumping” provvisorio del 91,7% che andrebbe ad aggiungersi al 15% di dazi generali che gli Stati Uniti applicano su tutti i prodotti provenienti dall’Unione europea (per questo si parla di dazio al 107%).
In attesa della decisione definitiva, la misura antidumping è stata temporaneamente estesa anche alle altre 11 società italiane coinvolte nell’indagine, ma non ancora analizzate singolarmente: Barilla (la più venduta, anche perché è l’unica azienda italiana con stabilimenti negli Stati Uniti), Rummo, Agritalia, Aldino, Antiche Tradizioni di Gragnano, Gruppo Millo, Pastificio artigiano Cav. Giuseppe Cocco, Pastificio Chiavenna, Pastificio Liguori, Pastificio Sgambaro e Pastificio Tamma.
La Molisana ha chiarito che non c’è alcuna volontà di aprire una succursale in America e ha informato di aver intrapreso le vie legali.
Anche Cosimo Rummo - presidente e amministratore delegato del pastificio di Benevento - ha dato mandato ai propri avvocati di impugnare la decisione: “Vendiamo 454 grammi di pasta a 4,5 euro, dov’è il sottocosto? Aspettiamo che il governo e la Commissione europea ci sostengano, ma intanto reagiamo con i nostri legali».
Il Ministero degli Esteri ha comunicato che “sta lavorando, in stretto raccordo con le aziende interessate e d’intesa con la Commissione Europea, affinché il Dipartimento USA riveda i dazi provvisori stabiliti per le nostre aziende. Il Ministero degli Esteri è intervenuto formalmente nel procedimento, come “Parte Interessata”, per il tramite dell’Ambasciata a Washington, per aiutare le aziende a far valere le proprie ragioni”.
La procedura è in fase preliminare, ma i recenti precedenti su acciaio, vino e formaggi non lasciano ben sperare.
Va infine considerato il rischio che le copie Italian sounding invadano il mercato, sostituendo l’autentica pasta con ricadute negative sull’immagine del made in Italy.