L'industria della moda attualmente rappresenta l'11% delle esportazioni totali di beni italiani. La ripresa post-pandemia del settore della moda in Italia è stata più forte della media, con un picco nel 2022, seguito da una brusca correzione nel 2023 e nel 2024.
Questa riduzione delle esportazioni del sistema moda ha trascinato verso il basso le esportazioni totali di beni italiani di 0,8 punti percentuali, spiegando quasi la metà del calo complessivo dei beni.
L'approfondimento di Banca d’Italia analizza le determinanti della riduzione registrata nel 2023-24, anche in confronto alle principali economie dell'area dell'euro.
Leader di mercato
Sulla base dei dati del 2024, la Cina domina i mercati globali nei tre settori dell'industria della moda con una quota di mercato complessiva del 42%, con un picco del 57% nel tessile.
Seguono a grande distanza Vietnam e Italia, gli altri due principali esportatori di moda a livello mondiale, entrambi con una quota di mercato superiore al 7%, grazie alla significativa presenza nell'abbigliamento e nella pelletteria.

Andamento quote di mercato dell’Italia nell’ultimo decennio
La quota di mercato dell'export di moda dell'Italia è la più alta tra le principali economie dell'area dell'euro. Nel tessile, l'Italia si colloca a livello mondiale al sesto posto, dopo Cina, India, Germania, Turchia e Stati Uniti.
Tra il 2015 e il 2019 l’Italia, insieme al Vietnam e alle altre principali economie dell'area dell'euro hanno guadagnato peso sui mercati globali nel settore della moda a scapito della Cina. Questa tendenza, per l'Italia, è stata trainata dai settori dell'abbigliamento e della pelletteria. Al contrario, ha subito un moderato calo nel settore tessile, analogamente a tutti gli altri principali attori.
Nel periodo 2019 - 24 la Cina ha registrato una robusta crescita della sua quota di mercato complessiva delle esportazioni di moda, trainata principalmente dai tessuti.
La maggior parte dei principali paesi esportatori globali ha registrato un aumento trascurabile o modesto delle quote di mercato nell'intero settore della moda. In Italia, l'abbigliamento è aumentato di 0,5 punti percentuali, a fronte di una diminuzione marginale del tessile e di un calo nella pelletteria (-0,7 punti) comparto in cui l’Italia rimane comunque il secondo maggiore esportatore mondiale.

Struttura dell’export moda italiano
Strutturalmente, le esportazioni italiane in tutti e tre i comparti, e in particolare nella pelle, sono concentrate geograficamente (tanto che i primi cinque mercati di esportazione rappresentano circa la metà delle esportazioni totali).
Le principali destinazioni dell'Italia nel 2024 per abbigliamento e pelletteria sono state Francia, Germania e Spagna, Stati Uniti e Cina; per la pelle, il Giappone figura tra le prime cinque destinazioni, al posto della Spagna.
Le esportazioni di pelletteria della Francia sono dirette a mercati simili a quelli italiani. Le vendite di abbigliamento della Spagna sono invece in gran parte destinate a Polonia e Portogallo, oltre alle altre principali destinazioni dell'area dell'euro.
Il calo delle esportazioni tessili italiane è stato generalizzato in tutti i paesi partner, sebbene i principali contributi negativi siano derivati dalle altre economie dell’area dell’euro, Romania e Stati Uniti.
Una spiegazione delle particolari difficoltà del settore pelletteria negli ultimi anni potrebbe essere la sua maggiore specializzazione nei beni di lusso in una fase globale di domanda debole e di elevata incertezza. Al contrario, il settore dell’abbigliamento in Italia comprende una maggiore varietà di marchi e di intermediari, il che potrebbe spiegare in parte perché questo settore abbia avuto un andamento relativamente migliore rispetto alla pelletteria negli ultimi due anni.
Regioni leader nell'export
La Lombardia è la principale regione esportatrice italiana di tessili e abbigliamento, rappresentando rispettivamente il 37% e il 28% delle vendite estere nazionali dei due settori. Nel 2022-24 le vendite estere di abbigliamento della Lombardia sono rimaste sostanzialmente stabili e le esportazioni di pelle sono aumentate.
Per le esportazioni di pelle la Toscana rappresenta un quarto delle vendite estere, seguita da Lombardia e Veneto, che riportano quote simili.
La Toscana, in particolare, ha esercitato un notevole impatto negativo su tutti e tre i comparti, in particolare sulla pelletteria, la cui quota nelle esportazioni del settore è diminuita di circa 7 punti percentuali tra il 2022 e il 2024. Oltre alle inondazioni che a novembre 2023 hanno colpito la base industriale della moda toscana, gli analisti di Banca d’Italia sottolineano gli effetti del trasferimento delle operazioni logistiche di Kering dalla Svizzera al Piemonte. Molti dei siti produttivi di Kering si trovano in Toscana, è quindi plausibile che merci in precedenza inviate in Svizzera nell'ambito della rete logistica dell'azienda, vengano ora esportate dal Piemonte (con conseguente calo dei flussi di esportazione dalla Toscana).
A seguito della riorganizzazione di Kering, che possiede marchi italiani di lusso come Gucci e Bottega Veneta, nel periodo 2022 – 2024:
- la quota della Svizzera nelle esportazioni italiane di abbigliamento è scesa dal 10% al 4,3%; per la pelle è scesa dal 15,7% al 4,6%
- le esportazioni di abbigliamento e pelletteria dal Piemonte verso il resto del mondo sono cresciute rispettivamente del 33% e del 57%.
Complessivamente, su circa 117.000 esportatori italiani di beni, circa 25.000 operano nel settore della moda. Circa due terzi degli esportatori di moda operano esclusivamente in uno dei tre settori della moda, ma rappresentano solo il 13% delle vendite estere totali, in quanto sono significativamente più piccole. +
Le imprese monosettoriali sono particolarmente diffuse nel tessile, a indicare una maggiore specializzazione in tale settore.
Circa un quarto delle imprese opera in due settori, più spesso nel tessile e nell'abbigliamento, a indicare un'integrazione verticale, oppure nell'abbigliamento e nella pelle, a indicare complementarietà nei prodotti finali.
Solo un decimo delle imprese è attivo in tutti e tre i settori, sebbene rappresentino oltre il 70% delle esportazioni totali di moda.
Previsioni di Banca d’Italia
In termini di valore, nel primo semestre 2025 le esportazioni italiane di moda hanno continuato a diminuire rispetto alla media del 2024, soprattutto nel caso della pelletteria.
I rischi per le prospettive di esportazione a breve termine del settore della moda sono orientati al ribasso. La debolezza della domanda è infatti uno dei principali fattori che potrebbero continuare a ostacolare le esportazioni di moda italiane e di altri paesi.
Secondo le indagini armonizzate sulle imprese della Commissione europea, le valutazioni sui nuovi ordini da parte delle imprese manifatturiere di tutte e quattro le principali economie dell'area dell'euro fino al terzo trimestre del 2025 sono più negative di quelle riportate negli anni precedenti la pandemia, soprattutto in Italia.
I giudizi delle imprese della moda sono generalmente ancora peggiori. Per l'Italia le valutazioni sugli ordini delle aziende tessili e della pelle sono particolarmente sfavorevoli, mentre quelle delle aziende di abbigliamento sono solo marginalmente migliori della media del settore manifatturiero.
Dazi USA al 15%
Dopo la conclusione dell'accordo commerciale UE-USA, i flussi di prodotti della moda europea verso gli Stati Uni pagano dazi del 15%. Questo modesto aumento rispetto ai dazi preesistenti potrebbe comunque frenare le vendite nel mercato statunitense, già indebolito.
Sono circa 11.000 gli esportatori italiani di moda che vendono negli Stati Uniti, di cui oltre 2.100 esportano esclusivamente in questo mercato.
In media, gli esportatori di moda hanno un'esposizione diretta al mercato statunitense inferiore rispetto all'esportatore medio di beni italiani. Gli esportatori di pelletteria fanno più affidamento sugli Stati Uniti come mercato di destinazione rispetto agli esportatori di abbigliamento e, in particolare, di tessili.
Il forte posizionamento qualitativo dei marchi di moda italiani potrebbe però limitare l’effetto dei dazi statunitensi, a causa della minore sostituibilità del made in Italy e di una domanda meno sensibile al prezzo.
Fonte: Banca d’Italia (Andamento recente e prospettive delle esportazioni della moda italiana)