Le restrizioni commerciali, il perdurare delle guerre in corso e il forte aumento dell’incertezza hanno determinato una revisione al ribasso di tutte le previsioni economiche.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel World Economic Outlook di aprile 2025 ha stimato un rallentamento della crescita mondiale al 2,8% nel 2025 e appena migliore nel 2026 (3%), tassi al di sotto della media dei decenni scorsi.
La crescita prevista è più bassa nelle economie avanzate rispetto ai mercati emergenti. I paesi dell’Asia orientale dovrebbero espandersi a un tasso del 4,5% nel 2025 e del 4,6% nel 2026. Le previsioni sulla Cina sono positive (4%) così come quelle per l’India (6,2%). L’America latina dovrà invece affrontare una fase di decelerazione, perlopiù dovuta alla performance negativa del Messico, mentre l’Africa subsahariana dovrebbe crescere del 3,8%.
Considerando i singoli paesi, la Cina mantiene il ruolo di maggiore esportatore e gli Stati Uniti di principale importatore, con la Germania solidamente al terzo posto in entrambi i casi.
Secondo la United Nations Conference on Trade and Development (UNCTAD) i flussi di investimenti diretti esteri sono diminuiti dell'11% nel 2024, dopo essere scesi anche nel 2023. Le prospettive per il 2025 non sono positive e i primi mesi dell’anno mostrano un’attività limitata.
Nel 2024 sono diminuiti in particolare gli IDE verso i paesi dell’UE, con forti cali in Germania (-89%), Spagna (-39%), Italia (-24%) e Francia (-20%), mentre quelli verso il Nordamerica sono aumentati, trainati da grandi progetti legati al settore dei semiconduttori. Anche gli IDE verso l’Africa sono cresciuti, soprattutto grazie a un progetto infrastrutturale in Egitto.
Diversamente da quanto accaduto in precedenti fasi di incertezza, i titoli pubblici statunitensi a lungo termine e il dollaro, che nel corso del 2024 si era rafforzato nei confronti delle principali valute, si sono deprezzati.
Scambi dell’Unione europea e accordi commerciali
Nell’ultimo decennio la quota di mercato mondiale dell’UE è lievemente diminuita, come risultato di un calo per i beni (dal 15,2% al 13,9%), a cui ha tuttavia corrisposto un aumento nei servizi (dal 21,6 al 23,2%). In valori correnti, le esportazioni europee di servizi sono aumentate a un tasso medio annuo del 7,3%, oltre il doppio rispetto a quello dei beni.
La quota degli Stati Uniti è invece scesa sia nei beni (dall’11% al 10,3% tra il 2015 e il 2024) sia nei servizi (dal 17,8% al 15,2%), a fronte di aumenti della Cina rispettivamente dal 16,6% al 17,8% e dal 5,5 al 6,3%.
Contrariamente agli Stati Uniti, dove all’avanzo dei servizi corrisponde un forte disavanzo nei beni, l’UE ha un significativo surplus in entrambi i comparti.
- Nei servizi, l’UE fa registrare saldi attivi elevati soprattutto nei settori ICT, del turismo e dei trasporti, mentre il settore con il più elevato passivo (determinato dal disavanzo nei confronti degli Stati Uniti) è quello legato ai compensi per l’utilizzo della proprietà intellettuale.
- Per quel che riguarda i beni, i deficit dell’UE nell’agricoltura e nell’industria estrattiva sono più che compensati dal forte surplus dell’industria manifatturiera, salito da 499 a 543 miliardi di euro nel 2024.
Il contributo maggiore alla crescita dell’export dell’UE è stato fornito l’anno scorso dall’industria farmaceutica, le cui vendite all’estero negli ultimi dieci anni sono aumentate a un tasso medio annuale dell’8,6%, più del doppio di quello dell’insieme dei manufatti (3,9%), e che attualmente rappresenta il 12,5% delle esportazioni UE (era l’8,1% nel 2015).
L’altro grande settore di specializzazione dell’UE, la meccanica, contribuisce in ampia misura alla formazione dell’avanzo delle merci, ma le sue esportazioni sono rimaste pressoché invariate nel 2024. È stata positiva la dinamica di quelle dell’industria alimentare e delle bevande (+4,3%), mentre si trova in sofferenza il settore degli autoveicoli (-5,8%).
Fra il 2023 e il 2024 sono diminuite le esportazioni europee verso i paesi dell’Africa subsahariana, dell’Asia centrale e dell’America centro-meridionale, mentre sono aumentate nelle altre aree.
La diminuzione delle importazioni ha coinvolto quasi tutte le aree, e in particolare il Medio Oriente e i paesi europei non UE. Sono invece aumentate quelle dall’Asia centrale e dall’America centro-meridionale.
Accordi commerciali e partenariati dell’Unione Europea
L’UE continua a perseguire accordi preferenziali e trattati di associazione, di partenariato e di cooperazione, nei quali le misure di liberalizzazione degli scambi e degli investimenti si intrecciano con regole volte a promuovere il rispetto dei diritti del lavoro e la sostenibilità ambientale dello sviluppo, in coerenza con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
L’accordo di partenariato tra l’UE e i quattro paesi fondatori del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), concluso nel mese di dicembre 2024, prevede la riduzione delle barriere commerciali reciproche – ancora relativamente elevate, soprattutto per i manufatti (da parte del Mercosur) e per i prodotti agricoli (da entrambe le parti) – e l’adozione di standard condivisi per la sostenibilità ambientale e sociale delle attività produttive.
Sono inoltre proseguiti negoziati ambiziosi con altri partner dell’Africa, dell’America latina, dell’Asia centrale, del Golfo Persico e dell’Indo-Pacifico.

L’economia italiana nel 2024
Dopo il netto recupero seguito alla crisi pandemica, la crescita del PIL italiano si è stabilizzata su un tasso dello 0,7% nell’ultimo biennio. Tuttavia, la dinamica dell’occupazione è rimasta sostenuta. L’industria manifatturiera è il settore che ha manifestato le maggiori difficoltà.
Il grado di apertura internazionale dell’economia italiana, in termini sia di penetrazione delle importazioni (29%) sia di propensione a esportare (31%), è rimasto piuttosto stabile, collocandosi su livelli poco inferiori rispetto a quelli di Francia e Spagna, anche se nettamente al di sotto di quelli della Germania.
È aumentato il surplus della bilancia mercantile, mentre il disavanzo dell’Italia negli scambi di servizi si è accentuato, malgrado il buon andamento del saldo turistico.
Espresse in valore, le esportazioni italiane di merci si sono lievemente ridotte nel 2024 (-0,4%), soprattutto per la netta caduta delle vendite verso la Germania (-5%).
Malgrado il lieve guadagno di competitività generato dalle prudenti strategie di prezzo delle imprese, la quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane, misurata a prezzi costanti, ha subito un’ulteriore erosione nel 2024 (dal 2,3 al 2,2%), che ha prolungato la tendenza discendente dell’ultimo decennio. Espressa a prezzi correnti, invece, la quota italiana è rimasta sostanzialmente invariata al 2,8%.
Settori
Il surplus dell’industria manifatturiera si è assestato a 121 miliardi di euro, poco al di sotto del livello del 2023. I miglioramenti significativi dei saldi dell’industria alimentare, dell’ICT, degli apparecchi elettrici e, soprattutto, della gioielleria sono stati più che compensati dai peggioramenti nei mezzi di trasporto, nella metallurgia e in alcuni prodotti tradizionalmente associati al Made in Italy, dall’abbigliamento all’arredamento.
I dati sulla quota di mercato mondiale delle esportazioni italiane di manufatti mostrano una lieve flessione nel 2024 (dal 3,4 al 3,3%). Estendendo il confronto al 2019, si notano riduzioni di quota nei settori pelli-cuoio-calzature (-1,4 punti percentuali) metalli di base e prodotti in metallo (-0,6 p.p.), mobili (-0,5 p.p.) e macchinari (-0,4 p.p.), compensate da successi competitivi nei prodotti alimentari (+0,5 p.p.), nella farmaceutica (+0,5 p.p.), negli «altri mezzi di trasporto» (+0,4 p.p.) e nel comparto delle «altre attività manifatturiere» (+0,5 p.p.), che include la gioielleria.
La lieve flessione registrata dall’industria manifatturiera complessivamente nel 2024 (-0,5%) è il risultato di dinamiche molto diversificate nei singoli mercati e settori. Il contributo negativo principale è venuto dalla Germania, la cui crisi economica si è tradotta in un calo del 5% delle vendite di manufatti italiani, soprattutto negli autoveicoli, nella metallurgia e nella meccanica. La forte flessione registrata in Cina (-21%) è il risultato di una correzione verso il basso del picco anomalo registrato nel 2023 dalle vendite di prodotti farmaceutici. Analogamente, la riduzione del 3,6% delle esportazioni verso gli Stati Uniti sconta il picco registrato in precedenza nella cantieristica navale.
D’altro canto, contributi positivi rilevanti derivano dalle esportazioni verso l’Arabia Saudita, cresciute di oltre il 29% grazie principalmente all’industria meccanica, e verso gli Emirati Arabi Uniti (+20,4%) per gli incrementi nella meccanica, nell’abbigliamento e nei prodotti in pelle. La crescita delle vendite in Spagna (+4,6%) ha beneficiato soprattutto degli aumenti registrati nei prodotti ICT e nella farmaceutica.
Il Rapporto è stato redatto con le informazioni disponibili al 30 giugno 2025.
Fonte: https://annuarioistatice.istat.it/