La fase di globalizzazione e integrazione dei processi produttivi su scala globale si è arrestata con la crisi finanziaria del 2008. L’economia mondiale è gradualmente entrata in una fase di maggiori tensioni protezionistiche con parallelo indebolimento della governance multilaterale.
La pandemia, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, l’uso delle catene globali del valore come forma di pressione geo economica, hanno ulteriormente amplificato l’incertezza e la frammentazione politica ed economica.
In questo scenario, l'imperativo è ridurre i rischi e differenziare le catene di approvvigionamento - in primis nei settori che sostengono la transizione verde e digitale - per migliorare sicurezza economica e resilienza, anche tramite la creazione di nuove partnership.
Le politiche commerciali USA hanno favorito l’incremento diffuso delle tariffe doganali: secondo dati WTO (2026) nel comparto manifatturiero l’aliquota media globale è salita dall’1,9% del 2024 al 4,7% del 2025. Tra i settori più colpiti: automotive e trasporti, macchinari, metalli, tessile e abbigliamento.
Attualmente, per determinate materie prime critiche, l'UE dipende esclusivamente da un unico paese (fonte: Regolamento Ue sulle materie prime critiche):
- la Cina fornisce il 100% dell'approvvigionamento di elementi delle terre rare pesanti dell'UE
- la Turchia fornisce il 99% dell'approvvigionamento di boro dell'UE
- il Sud Africa fornisce il 71% del fabbisogno di platino dell'UE
Confronto tra Paesi UE
A livello europeo, le dipendenze commerciali rappresentano una quota simile delle importazioni totali nei diversi paesi dell’Unione.
Italia, Francia e Germania presentano livelli simili di concentrazione delle importazioni, di saldo commerciale e di sostituibilità tramite il commercio intra-UE. L’UE nel suo complesso mostra una concentrazione delle importazioni e un rapporto import/export nettamente più basso.
Le importazioni critiche tendono a concentrarsi negli stessi paesi che risultano più rilevanti anche per le importazioni totali. La Cina è l’area più importante, rappresentando circa la metà delle importazioni critiche dell’UE.
Le importazioni italiane risultano più diversificate, come fornitori, rispetto a quelle degli altri paesi europei.
Dipendenze critiche dell’Italia
Dall’analisi emergono 364 prodotti manifatturieri per cui l’Italia risulta fortemente dipendente da forniture extra-UE, per un valore di circa 26 miliardi di euro.
Le dipendenze più rilevanti riguardano:
- prodotti energetici (35% dell’import critico, in particolare il gas naturale)
- semilavorati metallurgici (10%).
Numerosi anche i prodotti del tessile abbigliamento e pelletteria e quelli chimici, evidenziando una forte eterogeneità settoriale nella composizione delle dipendenze critiche.
Il profilo di rischio di interruzione della fornitura che caratterizza le dipendenze commerciali varia anche in base alla distanza dei fornitori. L’analisi mostra che le importazioni più esposte sotto questo profilo, si concentrano nel settore alimentare, nei semilavorati elettronici e nelle apparecchiature elettriche insieme ai semilavorati del settore dei mobili e altra manifattura (tutti fortemente dipendenti dalla Cina, ad eccezione del settore alimentare).
Ulteriori dipendenze rilevanti riguardano i prodotti petroliferi (Qatar), la metallurgia e i prodotti energetici (Russia) e carta e legno (Brasile), mentre altri settori dipendono da paesi geopoliticamente più vicini all’Italia.
Progetto CASCADE
Il progetto CASCADE ha per oggetto l’analisi delle criticità di fornitura in alcune filiere strategiche nel panorama industriale italiano:
- Aerospazio, Difesa e Sicurezza
- Progettazione e produzione di macchine e linee per l’imballaggio per l’industria farmaceutica e cosmetica
- Automazione industriale
- Mobilità
- Energie Rinnovabili.
Il progetto è realizzato dal network interuniversitario Re4It (Università di Bologna, Università di Bergamo, Università dell’Aquila e Politecnico di Milano) in collaborazione con il Centro Studi Confindustria e finanziato dal MUR nell’ambito del PRIN-PNRR.
La recente analisi delle vulnerabilità delle filiere industriali italiane - condotta rispetto a quattro materie prime critiche (alluminio, rame, titanio e terre rare) fondamentali per la transizione ecologica, digitale e per i settori ad alta intensità tecnologica - fornisce una valutazione prospettica a cinque anni basata su uno studio Delphi che ha coinvolto 45 esperti della tematica.
Alluminio, rame, terre rare e titanio
Nelle previsioni sull’evoluzione delle criticità nei prossimi cinque anni delle condizioni di accesso ad alluminio, rame, terre rare e titanio emerge un progressivo irrigidimento delle condizioni di accesso e un graduale peggioramento delle condizioni di accesso alle materie prime critiche.
La dinamica dei prezzi rappresenta la criticità più trasversale, ma si accompagna a una crescente pressione sulla disponibilità e sulla capacità delle imprese di assicurarsi volumi adeguati, in modo stabile.
Per l’alluminio, le principali criticità attese dagli esperti nei prossimi cinque anni riguardano l’aumento e la volatilità dei prezzi. Disponibilità, difficoltà di reperimento e tempi di consegna saranno simili al contesto attuale. La vulnerabilità appare legata soprattutto a dinamiche di costo più che a una reale scarsità fisica del materiale. Le criticità sembrano distribuirsi in modo diffuso, senza una concentrazione netta su un singolo comparto.
Per quanto riguarda il rame, sia l’aumento dei prezzi sia la disponibilità sono percepiti come leggermente più critici nei prossimi cinque anni, così come la difficoltà di reperimento.
L’impatto più significativo è atteso nelle applicazioni elettriche ed elettroniche. Incrementi più contenuti sono attesi nell’automotive, negli scambiatori di calore e nelle apparecchiature meccaniche, mentre nelle costruzioni l’impatto è stimato rimanere stabile.
Le terre rare sono il materiale con il livello di criticità complessiva più elevato. Prezzi, disponibilità e difficoltà di reperimento sono tutti percepiti come leggermente più critici, con un’intensità superiore rispetto agli altri materiali.
Le terre rare evidenziano una forte esposizione nei settori ad alta intensità tecnologica e strategica. L’impatto è atteso aumentare significativamente nel settore dei magneti, mentre applicazioni quali laser, leghe metalliche ad alte prestazioni, batterie e applicazioni ottiche risultano già oggi esposte.
Per il titanio, le principali criticità riguardano la disponibilità, la difficoltà di reperimento, e i tempi di consegna, tutti percepiti come leggermente più critici nei prossimi cinque anni. Il titanio presenta un profilo di rischio prevalentemente operativo, legato alla struttura dell’offerta e alla capacità produttiva.
Fonte: Ufficio Studi Confindustria | Materie prime critiche e resilienza delle supply chains
Progetti strategici UE
Nel 2025 la Commissione europea ha approvato, nell'ambito del Regolamento sulle materie prime critiche, 60 progetti strategici che interessano 13 Stati membri dell'UE e 13 paesi terzi.
I progetti riguardano 14 delle 17 materie prime strategiche e coprono l'intera catena del valore, dall'estrazione e trasformazione al riciclaggio.
Grazie alla loro attuazione, la dipendenza da un unico paese per l'estrazione di terre rare diminuirà, passando dal 95% al 42%. La dipendenza dal gallio (fondamentale per i semiconduttori e l'industria della difesa) calerà dal 71% al 17%, mentre per il germanio l'UE potrebbe raggiungere la piena indipendenza entro il 2030.
Il 3 dicembre 2025 la Commissione ha adottato il piano d'azione RESourceEU, che prevede la modifica del regolamento sulle materie prime critiche e l'adozione di una serie di azioni future nei seguenti settori: mercato interno, acquisti in comune, costituzione di scorte, innovazione, circolarità, partenariati esterni, semplificazione delle autorizzazioni, investimenti in progetti di estrazione, trasformazione e riciclaggio e migliore sostegno alla loro individuazione.
Fonte: Regolamento Ue sulle materie prime critiche