17 dic 2025 10:37 17 dicembre 2025

Export agroalimentare e dazi USA

di lettura

ISMEA ha presentato il Rapporto annuale sull'agroalimentare che evidenzia risultati di eccellenza, malgrado il peso dei dazi USA.

Export agroalimentare e dazi USA

La solidità dei fondamentali del settore agricolo e dell'industria di trasformazione, confermano l'agroalimentare come un pilastro del nostro sistema economico: il peso sul PIL nazionale arriva al 15% considerando l'intera filiera (dal campo, alla tavola).

Primati dell'Italia in Europa

  • Primo Paese per valore aggiunto agricolo (compresi silvicoltura e pesca): 44,4 miliardi di euro, in forte crescita, sia in valore che in volume.
  • Produttività agricola più alta della media UE, con 46.300 euro di valore aggiunto per addetto.
  • Leadership mondiale per prodotti DOP e IGP, con circa 900 registrazioni, simbolo della qualità e della distintività italiana.
  • Primo produttore di pasta, con il 71,4% del fatturato UE, incidenza ben superiore a quella che il nostro paese ha sull’intera industria alimentare e delle bevande (12,7%).
  • Investimenti privati agricoli a 10,6 miliardi di euro nel 2024.

Industria alimentare

L’Italia è terza in Europa per valore aggiunto dell'industria alimentare, dietro a Germania e Francia, con 38 miliardi di euro (+3,5% a prezzi correnti, +3,2% a prezzi costanti).

Il lattiero caseario è il  comparto più importante, con un peso del 14,2% sul fatturato complessivo dell’industria alimentare. 

Seguono trasformazione ortofrutticola (8,5%), elaborati di carni (7,9%), vino (7,3%) e macellazione di carni rosse (7,1%).

Pasta e olio raggiungono rispettivamente il 5,8% e il 5,6%.

Nel comparto vitivinicolo, l'Italia rappresenta il 28,1% del fatturato europeo (la Francia il 35,2%, la Spagna il 18,8%).

Nel caso dei prodotti da forno e biscotti, l’Italia copre il 22,2% del fatturato europeo (15,2% Germania, 12,1% Spagna, 11,2% Francia).

Export agroalimentare italiano per comparti produttivi (milioni di euro)

Export agroalimentare italiano per comparti produttivi

Export agroalimentare

L’export agroalimentare italiano ha sfiorato i 70 miliardi di euro nel 2024 con un saldo della bilancia commerciale tornato positivo a 2,8 miliardi di euro. Nei primi nove mesi del 2025, le esportazioni sono cresciute del +5,7%.

In particolare, cresce del 9,6% il valore dell’export agricolo, mentre per i prodotti dell’industria alimentare, che rappresentano l’86% del valore dell’export agroalimentare, si registra un aumento del 4,8%.

Su oltre 900 voci doganali, il 70% del valore esportato è concentrato nei primi 13 prodotti, un dato che evidenzia una forte specializzazione, una notevole resilienza e l’insostituibilità dei simboli del Made in Italy: vino, olio extravergine d’oliva, pasta, formaggi stagionati, acque minerali.

Principali Paesi di destinazione delle esportazioni agroalimentari italiane (milioni di euro)

Principali Paesi di destinazione delle esportazioni agroalimentari italiane

Dazi USA: i prodotti più colpiti

Particolarmente rilevante la dinamica negli Stati Uniti, dove nel 2024 le vendite di prodotti italiani hanno raggiunto 7,8 miliardi di euro, con un balzo del 17,1% sul 2023.
La valutazione degli effetti dei nuovi dazi introdotti dall’amministrazione dipende da vari fattori:

  • specificità dei singoli comparti
  • grado di sostituibilità dei prodotti italiani nella domanda dei consumatori USA (sia con produzione domestica, sia con merce proveniente da Paesi concorrenti colpiti da dazi di ammontare diverso)
  • reazione degli esportatori, degli importatori e dei distributori che in misura variabile possono decidere di comprimere i loro margini per attenuare l’impatto sui prezzi al consumo
  • dinamiche del tasso di cambio.

In generale, sulla base dell'accordo Usa/UE del luglio 2025 il settore agroalimentare - gravato da un dazio addizionale medio ponderato del 12,9% - risulta meno colpito rispetto a quello di altri Paesi, ma relativamente più penalizzato rispetto a comparti industriali sensibili, per i quali l'UE ha spuntato trattamenti più favorevoli.

Guardando ai 13 principali prodotti dell’export italiano verso gli Usa, soltanto per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano il nuovo dazio al 15% è equivalente al pregresso.

  • Per i pomodori pelati e polpe, il differenziale tra il nuovo dazio al 15% e il pregresso è del 2,5%
  • Nel caso dei preparati per salse si è aggiunto un dazio pari all’8,6%, essendo il dazio pregresso pari al 6,4%
  • Per tutti gli altri prodotti il differenziale è notevole, partendo dai prodotti di panetteria e pasticceria col 10,5% fino alla pasta, al pecorino da grattugia, ai liquori e caffè.
  • Nel caso delle acque minerali, dell’aceto e dei prosciutti stagionati il differenziale tra nuovo dazio e vecchio sfiora il 15%.
  • Per l’olio extravergine di oliva il dazio aggiuntivo è del 14,5%-14,7%. Per vini e spumanti, il differenziale va dall’11,8% degli spumanti al 14% dei vini fermi e frizzanti.

Esportazioni verso gli USA nei primi nove mesi 2025

Nei primi nove mesi del 2025 il valore delle esportazioni nazionali di beni e servizi verso gli Stati Uniti è aumentato del 9,5% rispetto a gennaio-settembre 2024, mentre l’export agroalimentare si è contratto dell’1,2%.

Il rallentamento del valore delle spedizioni dei prodotti agroalimentari nella seconda parte dell’anno è evidente. Dopo la solida crescita fino a marzo 2025, nei mesi di aprile e maggio il made in Italy rallenta e da giugno in poi inizia ad affermarsi una tendenza negativa che culmina in agosto (-22% del valore rispetto ad agosto 2024).

 A settembre la contrazione del valore delle esportazioni agroalimentari italiane su base tendenziale è di entità meno rilevante (-10,8%).

Questo trend dipende anche dalla politica di approvvigionamento delle scorte (molte spedizioni sono state fatte in eccesso prima dell’entrata in vigore della nuova tariffa largamente annunciata, in modo da evitare il dazio nel suo primo periodo di applicazione.

Non è ancora quantificabile in che misura gli operatori del commercio (esportatori UE e importatori Usa) abbiano finora “assorbito” i dazi, riducendo i propri margini per non aumentare troppo i prezzi di vendita.

Tale comportamento ritarda l’effetto dei dazi sui prezzi pagati dai consumatori statunitensi, ma quando il ritardo sarà colmato e l’effetto dei dazi inizierà a gravare sui prezzi al consumo, potrebbe esserci un impatto depressivo sulla domanda di prodotti importati.

Fonte: ISMEA (Rapporto agroalimentare italiano 2025)

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