La produzione italiana risulta molto diversificata: dai macchinari per il packaging alle macchine utensili per la lavorazione del metallo, a quelle per la trasformazione degli alimenti, ai sistemi di raffreddamento industriale, alla produzione di rubinetti, valvole, pompe e compressori.
Secondo l'ultimo Brief pubblicato da Cassa depositi e prestiti, al Nord del Paese è attribuibile l’85% degli addetti, 19 punti percentuali in più rispetto al complesso della manifattura italiana, con il contributo determinante di Lombardia e Emilia Romagna, che da sole accolgono rispettivamente il 28% e il 22% del totale.
La meccanica strumentale sostiene – attraverso scambi di conoscenza e di prodotto lungo le filiere in cui opera – la domanda di innovazione all’interno dell’ecosistema nazionale.
Il settore si sta confrontando con sfide rilevanti:
- il rallentamento dell’automotive in Europa e la frenata degli investimenti in Francia e Germania, mercati di sbocco cruciali
- l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, mercato chiave per l’export italiano di macchinari
- la diversificazione delle destinazioni export per ridurre l’esposizione del settore alla domanda delle economie mature
- le trasformazioni tecnologiche in atto che richiedono una crescente integrazione di meccanica, elettronica e tecnologie digitali, a partire dall’intelligenza artificiale.
Malgrado il comparto si distingua per una dimensione media d’impresa superiore alla manifattura italiana, è ancora inferiore rispetto agli standard europei. Questa frammentazione limita la capacità di penetrazione in nuovi mercati extra-UE e aumenta la vulnerabilità a operazioni di acquisizione esterna.
Punti di forza
- Il settore della meccanica strumentale si posiziona al primo posto per valore aggiunto (con una quota del 13,6% al 2022), superando le industrie dei prodotti in metallo e dei beni alimentari. A livello UE, il settore italiano dei macchinari è secondo solo a quello tedesco in termini di valore aggiunto.
- Il comparto si distingue all’interno del sistema produttivo italiano per un’elevata capacità di generare fatturato sui mercati internazionali: il 62% delle imprese del settore vende all’estero (contro il 22% della media manifatturiera) da cui genera più della metà dei ricavi totali (contro un terzo della media manifatturiera).
- Nel 2024, le esportazioni di macchinari hanno rappresentato una quota del 16% del totale dell’export italiano di beni, per un valore superiore ai 100 miliardi di euro e un surplus commerciale di quasi 60 miliardi di euro. Questo valore è cresciuto significativamente nel corso degli ultimi anni (+25% rispetto al 2019), e più rapidamente rispetto al resto della manifattura.
- Sui volumi di vendita all’estero incidono per più del 40% le multinazionali italiane, facendo della meccanica strumentale uno dei settori manifatturieri dove il peso delle imprese controllate dall’Italia è più ragguardevole.
In difficoltà Francia e Germania
Il 2024 ha segnato una battuta di arresto per il comparto dei macchinari italiani, che ha visto contrarsi in misura significativa il fatturato complessivo (-6%) e i volumi prodotti (-3,8%).
Anche l’export ha segnato una flessione (-1,3%), in misura maggiore rispetto alla media del manifatturiero (-0,5%). A ridursi in maniera significativa sono state le esportazioni verso i Paesi UE (-5%), che insieme costituiscono il principale mercato di sbocco del comparto.
Da sottolineare, in particolare, la performance negativa degli investimenti fissi lordi in Francia e Germania, i due principali mercati di sbocco europei che insieme assorbono quasi un quinto dell’export di settore. Gli investimenti hanno registrato un andamento stagnante nel biennio 2022-2023, per poi contrarsi nel 2024 rispettivamente dell’1,4% e del 2,5%, incidendo negativamente sugli ordini di beni strumentali.
Di conseguenza, si è contratto l’export italiano verso i due Paesi – in Germania del 6,4% e in Francia del 5,9% - e i dati provvisori per il primo trimestre del 2025 riportano un’ulteriore contrazione su base tendenziale – in Germania dell’8,2% e in Francia del 6,5%.
Dazi USA
I dazi USA al 15% non sono una buona notizia per la meccanica italiana che, nell’ultimo decennio, ha visto le sue esportazioni verso gli Stati Uniti crescere costantemente fino a superare i volumi venduti in Germania.
Le esportazioni di macchinari rappresentano oggi un quinto dell’export totale verso gli Stati Uniti e generano un saldo commerciale settoriale positivo prossimo agli 11 miliardi di euro.
Contrastano l’impatto negativo dei dazi: l’elevata specializzazione, spesso in settori di nicchia, e la scarsa presenza di competitor americani con capacità produttiva adeguata.
Mercati con maggiori opportunità
Guardando alle economie caratterizzate da prospettive robuste di crescita del PIL (quindi da un potenziale significativo in termini di domanda di prodotti Made in Italy) spiccano Cina, India e Turchia.
Anche Indonesia, Nigeria e Messico stanno incrementando l’import di macchinari dall’Italia e rapidamente scalando la classifica dei maggiori mercati di sbocco per il settore.
Anche il recente accordo commerciale di libero scambio tra UE e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) rappresenta un’ulteriore opportunità per l’export di macchinari industriali. Il comparto vale circa un terzo delle esportazioni italiane verso i Paesi Mercosur, e sarebbe tra i principali beneficiari di un azzeramento dei dazi sui prodotti europei.
Il Brief Cdp è stato coordinato da Andrea Montanino e Simona Camerano e predisposto da Alberto Carriero, Michele Masulli, Tommaso Nigra, Livio Romano e Giovanni Mandras.
Fonte: Cdp Brief (“La meccanica strumentale italiana tra eccellenza, innovazione e sfide globali”)