L’indagine, somministrata a metà giugno 2025, esamina i dati finanziari delle 52 maggiori multinazionali e delle 82 principali aziende italiane Sport&Outdoor.
Scenario mondiale ed europeo
Nel 2024, le 52 multinazionali Sport&Outdoor con un fatturato superiore al miliardo di euro hanno registrato un giro d’affari complessivo di 356 miliardi di euro (il 49% generato dai 27 player nordamericani e il 40% dai 14 europei).
La crescita rispetto al 2023 è stata del 3,8%, trainata soprattutto dai gruppi europei che hanno segnato un incremento del 5,3%, superiore a quello delle aziende oltreoceano (+1,5%) e in netta controtendenza rispetto al calo registrato dai principali gruppi del fashion (-1,4%).
Lo Sport&Outdoor si posiziona tra i primi cinque comparti caratterizzati da una performance dinamica e resiliente dopo: elettronica (fatturato +12,3%), difesa (+11,6%), case farmaceutiche (+7,9%) e produttori di aeromobili (+6,4%) e rappresenta una realtà in espansione, sostenuta dalla crescente attenzione verso il benessere e lo stile di vita attivo.
Le aspettative per il 2025 confermano il trend in crescita a livello mondiale, stimato a 363 miliardi di euro con +2% sul 2024, a differenza del fashion system ancora in ridimensionamento (-1%).
Per l’Unione Europea risulta negativa sia la bilancia commerciale complessiva (-570 milioni) che quella extra-UE (-2.887 milioni).
Nel 2023 gli Stati Uniti sono il principale Paese di destinazione delle esportazioni comunitarie di articoli sportivi (23% del totale export), seguiti a distanza da Svizzera e Regno Unito (entrambe 12%).
Di contro, l’UE importa principalmente da Cina (40%), Vietnam (18%) e Indonesia (6%).
Classifica ricavi
- Nike (€49,4mld, 14% del totale)
- Adidas (€23,7mld)
- The Gap (€14,5mld)
- JD Sports Fashion (€13,8mld)
- Lululemon athletica (€13,8mld).
Primati dell’Italia
Secondo i dati della Commissione Europea, l’Italia è leader per ricavi: il 22% del giro d’affari UE generato dalle aziende manifatturiere di articoli sportivi fa capo all’Italia; seguono l’Austria (14,8%), la Germania (14,7%) e la Francia (12,3%).
Fra i principali paesi produttori di articoli sportivi dell’Unione Europea, l’Italia è l’unico con una bilancia commerciale positiva: 644 milioni di euro nel 2023 (saldo tra 3.344 milioni di esportazioni e 2.700 milioni di importazioni).
L’Italia registra una bilancia commerciale positiva con i Paesi extra UE di 848 milioni di euro: si tratta del miglior dato europeo, davanti a Polonia (411 mln) e Finlandia (93 mln).
L’Italia è il primo paese esportatore di articoli sportivi extra-UE a valore davanti a Francia e Germania, controllando un quinto di tali esportazioni. In particolare, è leader in cinque specialità:
- articoli per la ginnastica e l’atletica
- calzature sportive
- fucili da tiro
- abbigliamento per l’acqua
- sci
- pattini.
Il nostro Paese è anche il secondo esportatore di prodotti sportivi invernali (con Austria, Italia e Francia che rappresentano il 76,1% delle esportazioni) e di articoli connessi al tennis e il terzo nel settore del cycling.
Andamento dell’industria sportiva italiana
Le 82 aziende italiane del comparto Sport&Outdoor coinvolte nell’indagine, ognuna con fatturato maggiore di 19 milioni e con una forza lavoro superiore alle 50 unità, registrano un valore aggiunto pari allo 0,15% del PIL nazionale nel 2023 e hanno sviluppato un giro d’affari aggregato pari a 11.728 milioni di euro (+0,6% sul 2022), con l’impiego di quasi 50.800 dipendenti.
La categoria più rappresentativa è quella degli operatori Mountain attitude (29,0% dei ricavi aggregati), davanti alle imprese distributive generaliste (26,2%); seguono le aziende produttive classificate nei comparti Multisport (14,5%), Cycling (11,2%), Motorsport (10,1%), Activewear&Lifestyle (5,3%) e Water sports (3,7%).
Le società manifatturiere in base alla specializzazione merceologica prevalente sono suddivise in produttori di attrezzature sportive (53,1% dei ricavi aggregati), davanti a quelli di abbigliamento (27,0%) e calzature (19,9%).
Limitatamente alle aziende produttive, il Veneto realizza da solo il 36% del fatturato aggregato (con quasi il 90% generato dalle province di Treviso e Vicenza), contro il 20% del Trentino-Alto Adige e il 17% della Lombardia. Queste cifre sono garantite in gran parte dal distretto dello Sportsystem di Asolo e Montebelluna che detiene la leadership mondiale nel campo delle calzature sportive tecniche e invernali.
Nel 2023 al primo posto per fatturato si colloca il Gruppo HTI-High Technology Industries (1.494,8mln), fornitore di tecnologie per gli sport invernali, controllato dalla famiglia altoatesina Seeber; seguono Decathlon Italia (1.494,4mln), che fa capo alla famiglia francese Mulliez, e Technogym (806,3mln) fondata da Nerio Alessandri, quotata in Borsa e leader nelle attrezzature per il fitness e il benessere. Oltre a Cisalfa Sport (709,6mln) e Tecnica Group (540,3mln).
Maggiori operatori italiani, preconsuntivi 2024 e aspettative 2025
I preconsuntivi 2024 indicano un incremento del giro d’affari dello 0,4% per i maggiori operatori italiani Sport&Outdoor (+3% quello atteso dalle Maggiori Aziende Moda Italia).
Le aspettative per il 2025 appaiono cautamente ottimistiche: la crescita stimata del giro d’affari dovrebbe attestarsi intorno al 3%, superando i 12 miliardi di euro. Le previsioni sono però condizionate dalle sfide di uno scenario internazionale in continua evoluzione: il contesto geopolitico instabile è il primo motivo di apprensione, coinvolgendo il 72,7% delle aziende Sport&Outdoor.
Un’ulteriore criticità è rappresentata dall’inasprimento della concorrenza di prezzo, dichiarato dal 63,6% delle imprese: il ribasso dei listini degli operatori del settore è visto come un rischio concreto di tenuta sul mercato. Al contrario, la competizione sulla qualità dei prodotti è meno avvertita e preoccupa solo il 9,1% degli operatori.
Il 72,7% delle imprese è impegnato nello sviluppo di prodotti con specifici requisiti di sostenibilità, anche sfruttando l’innovazione tecnologica e la gestione virtuosa dei propri rifiuti promuovendone il riciclo, mentre il 63,6% è attento alla riduzione di fonti fossili e al ricorso a energie rinnovabili.
Fonte: Area Studi Mediobanca