I Paesi monitorati nel report evidenziano dinamiche differenti. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato, ma la fine dell’accumulazione di scorte da parte degli importatori in previsione dell’entrata in vigore dei dazi ha provocato un calo nel secondo trimestre.
Fino a marzo la crescita delle importazioni statunitensi aveva segnato un +22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nel periodo aprile - giugno ha invece registrato una riduzione del -7%. La tendenza negativa ha coinvolto anche i vini italiani: la variazione del primo semestre appare positiva (+2,5%) solo grazie all’accumulazione avvenuta nei primi tre mesi dell’anno.
In attesa della pronuncia della Corte d’Appello USA sulla legittimità dei dazi - a seguito della causa promossa da alcune aziende locali (tra le quali l’importatore di vini italiani Victor Schwartz - le aziende vitivinicole italiane stanno ricercando altri mercati internazionali.
In Canada nel primo semestre dell’anno le importazioni dall’Italia sono cresciute di quasi l’11% beneficiando della sostituzione a scaffale dei vini statunitensi crollati di oltre il 65% (come ritorsione alla politica commerciale aggressiva di Trump).
I vini italiani hanno registrato una performance positiva anche in Germania (+10,3% a valore), in Giappone e Brasile.
Al contrario, l’export verso il Regno Unito segna una flessione del 7% a valore. Anche Svizzera, Corea del Sud, Norvegia e Cina hanno registrato una contrazione delle importazioni da attribuire al rallentamento della domanda interna.
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Da gennaio a giugno 2025 è rallentata l’ascesa degli spumanti italiani, con una crescita cumulata nei 12 mercati pari a +1% a valore e +6% a volume: Giappone, Stati Uniti e Cina sono i tre mercati che registrano le crescite più dinamiche. Una fotografia di segno opposto, invece, è quella di Regno Unito (-6,6% a valore), Francia (-2,4%) e Australia (-4,4%).
Sul fronte vini fermi e frizzanti italiani la Germania mette a segno un bel recupero (+14,2% a valore), unitamente a Canada, Australia e Brasile. In negativo Regno Unito (-8,1%) e Cina (-10,5%).
Il responsabile di “Nomisma Wine Monitor” Denis Pantini ha commentato: “Il rischio di una contrazione del mercato statunitense potrebbe avere un impatto significativo per l’export vitivinicolo italiano. Per questo è fondamentale guardare con più attenzione a nuove aree geografiche di espansione, diversificando il più possibile i mercati di sbocco. Consapevoli del fatto che il processo di radicamento commerciale richiede tempi medio lunghi, oltre che investimenti mirati e strategie di lungo respiro”.
Fonte: Nomisma