Spesso le imprese italiane difendono le proprie innovazioni ricorrendo al segreto industriale piuttosto che alla brevettazione (non a caso, l’Italia risulta tra i Paesi europei in cui l’utilizzo del know-how proprietario è più diffuso). Ma il segreto industriale non offre protezione nei confronti dei concorrenti che, attraverso attività di ricerca autonoma o reverse engineering lecito, replicano le soluzioni sviluppate.
Il brevetto consente invece di presidiare in modo duraturo nuovi ambiti tecnologici, offrendo una tutela specifica ed esclusiva nell'ambito delle invenzioni tecniche.
Nonostante queste criticità, l’Italia (295) è terza in Europa per numero di brevetti green (Germania prima con 1.632 brevetti green, seguita da Francia 729).
L’Italia è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9).
La crescita dei brevetti green è il riflesso di un cambiamento culturale e strategico in atto nel sistema produttivo nazionale. L’Italia detiene brevetti importanti nei comparti:
- mobilità sostenibile, efficienza energetica nell’edilizia
- gestione dei rifiuti e delle acque reflue
- tecnologie ICT per la mitigazione climatica.
Distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo
In ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione, seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%).
Per ambiti tecnologici, la ricerca rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali. Questo insieme di innovazioni contribuisce alla sostenibilità migliorando l’efficienza dei processi interni e riducendo consumi, sprechi ed emissioni.
A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%) ovvero di soluzioni cruciali per garantire prestazioni energetiche elevate e un controllo accurato delle infrastrutture elettriche.
Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%).
Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micro-mobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni.
Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia.

Innovazione verde e competitività
Le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Il 57,8% esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento.
- Generano un fatturato molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green)
- Registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000)
- Il capitale umano è più qualificato (quota più alta di laureati, 29,7%)
- attraggono più capitale estero (il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green).
I risultati suggeriscono che l’impegno in innovazioni orientate alla sostenibilità non rappresenta solo una scelta di responsabilità ambientale, ma costituisce anche un fattore competitivo, capace di favorire la crescita e il miglioramento dell’efficienza produttiva.
Distribuzione percentuale delle domande di brevetto green per regione
Le regioni più eco-innovative operano in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete.

Lo studio è realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.
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