L’incremento del Pil verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+1,1% il contributo alla crescita previsto nel 2026), mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo (-0,2 %).
Lo scenario dell’Istat per la domanda estera prevede un’attenuazione del clima di incertezza relativo all’indirizzo della politica commerciale statunitense, la stabilizzazione della domanda internazionale e una moderazione delle quotazioni delle materie prime energetiche.
Il progressivo deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro a fine 2025 sembra essersi arrestato. Per il 2026, l’Istat stima un ulteriore apprezzamento della valuta europea rispetto a quella statunitense (+2,8%, pari a 1,16 dollari per euro).
Nel 2026 la stabilizzazione della domanda internazionale e la politica di offerta da parte dei paesi produttori continuerebbero a esercitare un effetto di moderazione sulle quotazioni del petrolio (Brent a 61,5 dollari a barile).
La dinamica di rallentamento dei prezzi favorita dalla debolezza dei corsi delle materie prime costituisce elemento di supporto alla crescita italiana che continuerà a beneficiare del recupero delle retribuzioni e dell’occupazione.
Il moderato andamento dei consumi, in leggera accelerazione nel 2026, e le condizioni solide del mercato del lavoro, non dovrebbero incidere sulla dinamica inflazionistica.
Gli investimenti, in forte accelerazione nel 2025 (+2,8%, dal +0,5% del 2024), dovrebbero proseguire con un certo dinamismo anche nel 2026 (+2,7%), favorito dalla dinamica positiva di:
- impianti, macchinari e armamenti
- costruzioni non residenziali
- realizzazione dei progetti PNRR.
In crescita anche il rapporto investimenti/PIL previsto al 22,4% nel 2026 (è stato pari al 22,3% quest’anno).
Commercio internazionale
La fase espansiva dell’economia italiana segnerebbe una leggera accelerazione nel 2026 (+0,8%); l’apporto proverrebbe dalla domanda interna al netto delle scorte (+1,1%).
Anche per il 2026, il contributo della domanda estera netta alla crescita del Pil rimarrà negativo (-0,2%), seppure in attenuazione rispetto al 2025 (-0,6%).
Il saldo della bilancia commerciale rimarrebbe positivo sia nel 2025 (2,2% in percentuale del Pil) sia, in misura leggermente più ampia, nel 2026 (+2,4%).
Le esportazioni di beni e servizi hanno mostrato quest’anno una crescita moderata: nei primi tre trimestri sono aumentate complessivamente dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; le importazioni, invece, sono cresciute del 3,2%.
- Per i beni, si è registrato un lieve calo (-0,2% nei primi tre trimestri rispetto allo stesso periodo del 2024), sul quale ha inciso l’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti e la fase di apprezzamento della valuta europea nei confronti del dollaro.
- I servizi, nonostante il calo nel secondo trimestre, hanno nel complesso evidenziato una decisa espansione (+5,1% nei primi tre trimestri, su base tendenziale), grazie anche all’apporto del turismo.
Nella media del 2025, l’Istat prevede una variazione moderata delle esportazioni (+0,8%), a fronte di un andamento più vivace delle importazioni (+2,7%).
Per il 2026, la graduale attenuazione delle tensioni determinate dalla politica commerciale statunitense e dell’incertezza sugli effetti reali delle imposizioni tariffarie, nonché una stabilizzazione della crescita delle principali economie, favorirebbero il ritorno a un sentiero di crescita moderata delle esportazioni (+1,6%), mentre le importazioni manterrebbero un profilo di espansione più marcato (+2,4%).
Fonte: Istat (Prospettive per l'economia italiana nel 2025 - 26)