A febbraio 2026, l’export in valore è stazionario su base annua (-0,2%); si riduce, in volume, del 2,2%. La quasi stazionarietà su base annua dell’export in termini monetari è il risultato di una crescita per i mercati extra Ue (+2,8%) e di una riduzione per quelli Ue (-2,9%).
Su base annua, tra i settori che contribuiscono maggiormente a frenare l’export l’Istat segnala:
- mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-22,1%)
- articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (n.c.a.) (-12,1%)
- coke e prodotti petroliferi raffinati (-18,2%).
I contributi positivi maggiori derivano dall’aumento delle vendite di:
- metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+30,7%)
- articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+3%).
I paesi che forniscono i contributi negativi maggiori all’export nazionale su base annua sono: Germania (-15,4%), Spagna (-15,3%), Turchia (-27%) e Regno Unito (-13,6%).
Crescono le esportazioni verso Svizzera (+33,2%), Stati Uniti (+8,0%) e paesi OPEC (+14,5%).
Primi due mesi del 2026
L’export registra una flessione tendenziale del 2,2%, cui contribuiscono soprattutto le minori vendite di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-16,3%), coke e prodotti petroliferi raffinati (-29,1%) e macchinari e apparecchi n.c.a. (-4,1%).
L’apporto positivo maggiore deriva, invece, dall’aumento delle esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+24,2%).
Il saldo commerciale a febbraio 2026 è pari a +4.944 milioni di euro (era +4.444 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-3.466 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-5.000 milioni).
L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici scende da +9.444 milioni di febbraio 2025 a +8.409 milioni di febbraio 2026.

Fonte: Istat