A livello globale, i settori e le professioni culturali e creative svolgono un ruolo strategico nei processi di sviluppo:
- generano occupazione qualificata
- alimentano l’innovazione tecnologica
- sostengono l’economia dei territori
- contribuiscono in modo determinante alla competitività dei sistemi produttivi, grazie a fenomeni di contaminazione e trasferimento di conoscenze verso altri settori.
Partecipare ad attività culturali è associato a benefici per la salute fisica e mentale, rafforza il senso di appartenenza civica e la fiducia reciproca. La creatività ha anche un impatto inclusivo, favorendo i processi di integrazione di categorie vulnerabili e minoranze.
La crescente consapevolezza di questo potenziale spinge le nazioni e le regioni più dinamiche a integrare cultura e creatività in piani industriali e politiche pubbliche, come dimostrano investimenti significativi in programmi europei, strategie governative e fondi per infrastrutture culturali. Paesi come la Cina, l’Arabia Saudita e la Turchia stanno investendo in modo deciso in iniziative culturali globali come strumenti di soft power.
Molte imprese, tradizionalmente distanti dal mondo della cultura e della creatività, hanno iniziato a integrare al proprio interno professionisti con competenze culturali e creative (designer, esperti di comunicazione, storyteller, curatori, art director, artisti, architetti, professionisti della user experience e delle industrie creative) che conferiscono nuovo significato all’impresa e trasformano ambienti, modalità di lavoro, prodotti e servizi.
Ogni euro generato dalle attività culturali e creative genera ulteriori 1,7 euro nel resto dell’economia, per un valore complessivo di 303 miliardi di euro, corrispondente al 15,5% dell’economia italiana.
Sintesi della ricerca
Di questa capacità della cultura di generare valore diretto nelle filiere del made in Italy, si occupa il rapporto annuale “Io sono cultura” promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con l’Istituto di Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti.
In Italia sono cresciute entrambe le componenti della filiera culturale e creativa, quella Core e quella legata agli Embedded Creatives (professionisti creativi impiegati in settori non propriamente culturali come: moda, agroalimentare, automotive).
La componente relativa ai settori culturali e creativi ha prodotto nel 2024 un valore aggiunto di 63,1 miliardi di euro (+1,6% rispetto al 2023, +20,9% rispetto al 2021).
Le attività legate agli Embedded Creatives hanno generato un valore aggiunto di 49,4 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del +2,7% sull’anno precedente e del +17,1% rispetto al 2021. Questa componente si distingue per una traiettoria di crescita regolare che riflette l’adozione strutturale delle competenze creative in molte filiere produttive.
Domini culturali
Software e videogame si conferma il principale generatore di ricchezza con un valore aggiunto di 17,7 miliardi di euro (28% dell’intero comparto Core) e 205 mila occupati, con un incremento del +2,3% nel 2024.
Editoria e stampa al secondo posto per ricchezza prodotta e numero di occupati, vale 11,3 miliardi di euro (-1,5% rispetto all’anno precedente) e impiega più di 196 mila addetti. Il mercato editoriale italiano, quarto in Europa e sesto nel mondo, ha visto una sensibile flessione sia in valore che in volumi di copie vendute nel 2024 e nella prima parte del 2025. In ripresa da luglio 2025 grazie anche a un crescente interesse per la narrativa italiana. Nel fumetto, centinaia di autori italiani pubblicano per case editrici straniere, facilitati dalla tecnologia digitale.
Al terzo posto troviamo le attività dell’Architettura e design che hanno generato 9,7 miliardi di euro (-6,3% nell’ultimo anno) con più di 145 mila addetti.
Gli altri domini del Core hanno mostrato performance positive, dalla Comunicazione all’Audiovisivo e musica, dalle Permorming arts alle Attività legate alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico.
Dinamiche occupazionali
Le dinamiche occupazionali più vivaci si registrano nel turismo, qui i professionisti culturali e creativi crescono del +8,3% in un solo anno e del +21,9% in tre anni, e nelle “attività professionali”, in cui aumentano del +5,1% nel 2024 e +15,2% rispetto al 2021. Anche le “costruzioni e immobiliare” (+3,2% nell’ultimo anno), i “servizi alla persona” (+2,6%) e il “legno e mobilio” (+2,5%) confermano un andamento positivo.
Risulta invece in calo l’occupazione culturale e creativa nel “tessile e abbigliamento” (-3,3%) e nelle “altre attività industriali” (-2,4%).
Le regioni leader per incidenza occupazionale sono Lazio (7,5%), Lombardia (7,5%), Piemonte (6,3%), Toscana (6,1%) e Veneto (6,0%): territori che hanno sviluppato ecosistemi culturali consolidati e strettamente integrati con le altre componenti economiche.
Di contro, Calabria (3,2%), Sardegna (3,4%), Puglia e Molise (3,6%) restano su livelli inferiori, a testimonianza di difficoltà strutturali nella piena valorizzazione del potenziale culturale.
Milano, con un valore aggiunto generato dall’intero SPCC, pari al 10,3% dell’economia provinciale e un numero di addetti pari al 10,5% del totale, rappresenta la capitale economica della creatività italiana.
Accanto ai grandi centri urbani, però, emergono anche province come Gorizia, seconda dopo il capoluogo lombardo nella graduatoria dell’incidenza del valore aggiunto culturale sull’economia locale e Arezzo.
Questi casi dimostrano che l’investimento in cultura può produrre risultati tangibili anche al di fuori delle aree metropolitane, soprattutto se si valorizza il legame tra patrimonio, creatività contemporanea e filiere produttive territoriali.
Fonte: “Fondazione Symbola – Unioncamere – Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne - Deloitte, Io sono Cultura - Rapporto 2025” (ISBN 9791281830110)