Il questionario di tipo congiunturale, previsionale e strutturale è stato somministrato a un panel di 250 società di capitali con fatturato superiore ai 5 milioni di euro, le cui vendite rappresentano il 90% dell’intero sistema orafo-argentiero-gioielliero italiano.
Il documento contiene un approfondimento sui tre distretti produttivi d’eccellenza - Arezzo, Vicenza e Valenza e un contributo del Centro Studi di Confindustria FEDERORAFI sulle recenti tendenze relative al commercio con l’estero e ai dati complessivi di sistema.
Le imprese monitorate dichiarano di aver chiuso il 2024 con un fatturato in crescita del +5% (dato mediano) rispetto all’anno precedente, con andamenti differenziati a seconda della localizzazione delle imprese: positivi Arezzo e Vicenza (+8% entrambi) e negativi per Valenza (-3%).
Aspettative e preoccupazioni
il 45% delle imprese prevede un aumento del fatturato, ma il 43% si attende un calo e il 12% prospetta una stabilità. L’analisi territoriale evidenzia una marcata eterogeneità tra i distretti produttivi: Arezzo (52%) e Valenza (50%) mostrano maggiore ottimismo rispetto alla media; Vicenza e le altre aree registrano percentuali più elevate di calo (46% e 41%) rispetto agli incrementi (42% e 35%).
Il 77,8% delle aziende del comparto orafo-argentiero-gioielliero esprime forte preoccupazione per l’incertezza geopolitica.Il timore per l’inasprimento delle politiche protezionistiche è stato segnalato dal 61,9% delle imprese (nei distretti di Arezzo e Vicenza viene indicata rispettivamente dal 70% e dal 68,2% delle aziende).
Tra le ulteriori criticità si evidenzia l’intensificarsi della concorrenza di prezzo che riguarda il 41,3% delle imprese. Preoccupano infine l’aumento dei costi energetici (33,3%) e le difficoltà legate al reperimento e alla fidelizzazione delle risorse umane e delle competenze (30,2%).
Investimenti previsti
Nonostante il contesto sfidante, le imprese intendono reagire adottando varie strategie:
- espandendo la propria presenza su nuovi mercati (61,5%)
- sviluppando nuovi prodotti e servizi (60%)
- rafforzando gli investimenti in ambito tecnologico (44,6%)
- aumentando le dimensioni aziendali (26,2%)
- attivando collaborazioni strategiche con altre realtà imprenditoriali (23,1%).
Nei distretti di Arezzo, Valenza e Vicenza, l’orientamento alla crescita internazionale è particolarmente marcato (tra il 61,9% e il 68,2%), così come l’attenzione all’innovazione di prodotto (tra il 57,1% e il 68,2%). Nelle aree residuali, invece, si punta soprattutto sulla tecnologia (53,8%).
Export gennaio – maggio 2025
Secondo l’approfondimento del Centro Studi di Confindustria FEDERORAFI, dopo aver archiviato il 2024 con una crescita significativa dell’export (+41,4%), i primi cinque mesi del 2025 mostrano una flessione delle esportazioni settoriali pari al -15,2% (a/a), in peggioramento rispetto al -9,1% del primo trimestre.
A influenzare negativamente il risultato incide soprattutto il calo dell’export diretto verso la Turchia che, dopo gli aumenti “anomali” del 2024 e l’introduzione di contromisure governative, registra una contrazione del 42,2% da gennaio a maggio 2025 (continuando comunque ad assicurare il 25,8% del totale export di periodo).
L’export verso gli Stati Uniti registra una preoccupante flessione del 18,9%, riducendo la quota di mercato delle vendite orafe-argentiere-gioielliere in questo Paese all’8,3% del totale. In calo anche Francia (-20,4%) e Irlanda (-26,8%), nonché Hong Kong ma su ritmi più contenuti (-3,7%).
Crescono, invece, le vendite estere di periodo dirette negli Emirati Arabi Uniti (+18,5%) e in Svizzera (+15,3%). Prosegue la crescita dei flussi diretti nei Paesi Bassi, Germania, Regno Unito e Panama.
Nel Far East, nel periodo in esame l’export verso Giappone e Cina si è incrementato rispettivamente del +16,4% e del +20,6%.
Export per Paese di destinazione (Top 20, gennaio-maggio 2025)

Elaborazioni Centro Studi di Confindustria FEDERORAFI su dati ISTAT.
Impatto dazi USA
Secondo l’analisi FEDERORAFI, il recente accordo USA-UE che prevede l’imposizione di un dazio pari al 15% anche ai prodotti orafi, potrebbe comportare, soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni e per il prodotto unbranded, un’erosione fino al 75% del valore aggiunto.
Si stima che per garantire adeguati margini sia necessario intervenire con un aumento del prezzo di vendita negli USA pari a circa il +20%.
Per il futuro si dovrà valutare quali eventuali spazi di mercato USA si potranno riaprire per il gioiello italiano considerando anche le penalizzazioni daziarie previste per gli altri Paesi competitor dell’Italia (in primis India) e quale sarà la capacità della produzione locale statunitense di soddisfare la domanda interna.
Sostenibilità
Sul fronte ESG, il 70% delle aziende dichiara un impegno concreto nella gestione responsabile delle catene di approvvigionamento, mentre oltre due terzi mostrano attenzione alla riduzione delle fonti fossili, all’uso di energie rinnovabili, alla gestione dei rifiuti e al riciclo.
Il 69% delle imprese ha ridotto il consumo d’acqua, il 50% quello di rifiuti pericolosi e il 45% ha aumentato l’uso di materiali riciclati. Solo il 33,9% delle imprese ha avviato un percorso strategico per la riduzione delle emissioni, e il 45% ritiene realistico il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
Fonte: Area Studi Mediobanca