12 feb 2026 16:19 12 febbraio 2026

Global Risks Report 2026

di lettura

Il Global Risks Report 2026 analizza i rischi globali e presenta i risultati del Global Risks Perception Survey che coinvolge oltre 1.300 esperti di tutto il mondo.

Global Risks Report 2026

In un panorama multipolare conteso, il confronto muscolare sta sostituendo la collaborazione e la fiducia reciproca.

Il mancato rispetto dello Stato di diritto, insieme all'accresciuto protezionismo, stanno minacciando le relazioni internazionali, il commercio e gli investimenti, aumentando la propensione al conflitto.

Il sistema di risoluzione delle controversie commerciali dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, in passato fondamentale per arrivare a una risoluzione pacifica  dei conflitti, sta diventando marginale.

I governi si ritirano dagli accordi multilaterali mentre il commercio e le catene globali del valore continuano a subire una significativa interruzione.

Sintesi della survey

Il Global Risks Perception Survey prende in considerazione tre orizzonti temporali: immediato (2026), breve-medio termine (2028) e lungo termine (2036).

Gli intervistati hanno valutato negativamente sia le prospettive globali a breve che a lungo termine (il 50% prevede una prospettiva turbolenta o tempestosa nei prossimi due anni, in peggioramento al 57% considerando i prossimi 10 anni). Solo l'1% prevede una prospettiva tranquilla in ogni orizzonte temporale.

Rispetto all’edizione dello scorso anno, i risultati del GRPS mostrano maggiori preoccupazioni a breve termine (+14% gli intervistati che scelgono una prospettiva turbolenta o tempestosa per i prossimi due anni). Al contrario, si registra un miglioramento di cinque punti percentuali nei prossimi 10 anni (dal 62% dello scorso anno, all’attuale 57%).

Il confronto geoeconomico è al primo posto tra le preoccupazioni degli intervistati sia nell’immediato che nel breve termine (fino al 2028). Al secondo posto il conflitto armato tra Stati, seguito da eventi climatici estremi.

Il 68% degli intervistati vede l’ambiente politico globale, nei prossimi 10 anni, come un “ordine multipolare o frammentato in cui le potenze medie e grandi contestano, stabiliscono e applicano regole e norme regionali” (+4% rispetto al 2025).

Solo il 6% degli intervistati si aspetta un rafforzamento del precedente ordine internazionale unipolare, basato su regole condivise.

Innovazione e ambiente

L’innovazione comporta nuovi rischi in diversi settori. La disinformazione e l'insicurezza informatica si sono classificate rispettivamente al 2° e al 6° posto nelle prospettive biennali.

Gli effetti negativi dell'IA su mercato del lavoro, società e sicurezza globale, passano dal 30° posto nelle prospettive biennali al 5° posto nelle prospettive decennali.

Al contrario, gli effetti negativi delle tecnologie di frontiera passano dal 33° posto nella classifica biennale, al 25° posto in quella decennale e ​​rimangono complessivamente contenuti.

Nelle prospettive a due anni, la maggior parte dei rischi ambientali ha subito un calo di posizione: gli eventi meteorologici estremi passano dal 2° al 4° posto e l'inquinamento dal 6° al 9°. Anche la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi sono scesi, rispettivamente di sette e cinque posizioni.

Conclusioni

I dazi generalizzati a livello globale porterebbero a una contrazione del commercio globale. I paesi non allineati né con la Cina, né con gli Stati Uniti, potrebbero subire pressioni per adeguarsi ai regimi sanzionatori.

Le politiche di investimento dei paesi del G20 sono sempre più guidate da considerazioni relative al riallineamento strategico e alla sicurezza nazionale.

Il numero di settori considerati "strategici" per la sicurezza nazionale e interessati da sanzioni è in continuo aumento. Tra i prodotti colpiti dai dazi figurano l'intelligenza artificiale, i chip, le biotecnologie, la tecnologia quantistica, i droni, le terre rare.

Un numero sempre maggiore di Paesi cercherà di proteggersi creando maggiori riserve di prodotti energetici e di input produttivi chiave (cibo, metalli e minerali).

L’aumento della domanda dei minerali essenziali per la transizione energetica potrebbe portare a aumenti di prezzo e a intense dispute commerciali, diplomatiche o persino militari con i paesi ricchi di queste materie prime.

Interventi diretti e indiretti da parte delle grandi potenze, o conflitti tra le principali potenze globali in aree del mondo ricche di risorse, rappresentano un rischio crescente.

Fonte: World Economic Forum | Global Risks Report 2026

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