Secondo il recente approfondimento SACE, il Vecchio continente mantiene una posizione di leadership globale nell’export del settore (19% quota mondiale), pur perdendo terreno rispetto a USA e Cina, più dinamici su innovazione e produttività.
In Germania spiccano le industrie della panificazione, della lavorazione della carne e della birra, la Francia si distingue nel settore lattiero-caseario, mentre l'Italia ha una grande industria di trasformazione di frutta e verdura, oltre alla produzione di pasta.
L’Italia è sesto esportatore al mondo di alimentari e bevande, con una quota del 5%, e il terzo in Europa, dopo Germania e Francia.
Con oltre €190 miliardi di fatturato (€35 miliardi di valore aggiunto) e 51mila imprese, il settore è uno dei driver dell’economia italiana. Se si considera anche l’indotto (attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio e servizi di ristorazione) il valore aggiunto sale a €143 miliardi.
Negli ultimi anni, il comparto ha registrato una crescita di fatturato, trainata dall’aumento dei prezzi più che dai volumi, mentre i margini restano sotto pressione per costi energetici e materie prime.
In termini di proiezione internazionale, la filiera degli alimentari e delle bevande è una delle più dinamiche: con € 58 miliardi di export complessivo nel 2024, (+8,9% rispetto al 2023), è il terzo settore per importanza nell’export italiano ed è cresciuto più di tutti gli altri (9,4% medio annuo negli ultimi cinque anni vs 5,4% dell’export complessivo). Un prodotto su 10 che varca i confini nazionali è un prodotto alimentare, o una bevanda.
Il comparto altri prodotti alimentari - di cui fanno parte anche cacao, cioccolato e caramelle (25%), tè e caffè (21%), pasti e piatti caldi (19%) e condimenti e spezie (18%) - è la principale voce di export con una quota del 22% e una crescita sopra la media (+11,4%).
Nel 2024 le esportazioni italiane di caffè hanno superato i € 2,6 miliardi (+8,8% rispetto all’anno precedente, confermando l’Italia come secondo esportatore di caffè nell’UE (dietro la Germania), con una crescita significativa verso Stati Uniti, Turchia, Kazakistan, Qatar, Malaysia, Singapore e Thailandia. L’export di macchinari si attesta su circa € 2 miliardi, con Germania, Stati Uniti, Francia, Spagna e Cina tra i principali destinatari.
A trainare il settore sono i prodotti da forno e farinacei (+9,1%), latte e formaggi (+8,4%) e frutta e ortaggi (+8,9%).
Sulla base dei dati relativi al primo semestre 2025 prosegue l’ottima dinamica di altri prodotti alimentari (+13,9%) e di latte e formaggi (+16,6%), positivi anche prodotti da forno e farinacei (+4%).
Composizione settoriale dell’export italiano di alimentari e bevande 2024 (%)

Elaborazione SACE su dati Istat
A trainare il settore sono i prodotti da forno e farinacei (+9,1%), latte e formaggi (+8,4%) e frutta e ortaggi (+8,9%).
Sulla base dei dati relativi al primo semestre 2025 prosegue l’ottima dinamica di altri prodotti alimentari (+13,9%) e di latte e formaggi (+16,6%), positivi anche prodotti da forno e farinacei (+4%).
Principali mercati di destinazione
Tra le prime dieci geografie di sbocco, solo Stati Uniti e Giappone sono al di fuori dei confini europei.
La Germania si conferma prima destinazione avendo accolto lo scorso anno oltre € 8 miliardi di beni (pari al 14% del totale), in crescita sia nel 2024 che nella prima metà del 2025. Il Paese è un grande consumatore di bevande, pasta e prodotti da forno, frutta e ortaggi, latte e formaggi e carne.
Gli Stati Uniti seguono con un valore di € 7,7 miliardi, con il settore delle bevande nettamente predominante (€ 2,8 miliardi nel 2024); anche le vendite di altri prodotti alimentari, oli e grassi e prodotti da forno sono rilevanti.
La Francia, con € 6,4 miliardi di prodotti alimentari italiani importati, è la terza geografia di sbocco per il settore; le nostre vendite sono cresciute dell’11% lo scorso anno grazie soprattutto al traino degli altri prodotti alimentari e di latte e formaggi che guidano anche la buona performance di inizio 2025 (rispettivamente +11% e +20% per un complessivo +5% nei primi sei mesi).
SACE segnala tra i mercati più promettenti: l’Arabia Saudita (+14,8% nel 2024) e gli Emirati Arabi Uniti (+14,3%); il Brasile (+10,5%) e il Messico (+27,3%); la Corea del Sud (+18,6%), il Vietnam (+3,4%), l’India (+7,4%) e la Malaysia (+16,7%); la Polonia (+8,7%) in Europa.
Export regionale
Nel 2024, l’Emilia-Romagna si è confermata la principale regione italiana per export agroalimentare, rappresentando il 17,9% delle vendite all’estero, trainata soprattutto da latticini e carne lavorata.
Seguono Lombardia (17,1%), Piemonte (14,9%) e Veneto (14,8%), mentre la Campania (8,4%) guida l’export del Mezzogiorno.
Le maggiori crescite nel 2024 sono arrivate da: Toscana (+15,8%), Molise (+16,9%), Puglia (+18,4%), Umbria (+20,6%), Lazio (+22,2%) e Calabria (+26%).
Nei primi sei mesi del 2025 a crescere a ritmi elevati sono soprattutto Lombardia (+9,8%), Friuli-Venezia Giulia (+10,8%), Sardegna (+10,9%), Basilicata (+12,5%) e Sicilia (+15%).
Alla base di questi ottimi risultati ci sono le innumerevoli specializzazioni territoriali tra cui: dolci di Cuneo, lattiero-caseario di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Pavia, caffè e dolci di Torino, prosecco di Treviso, salumi di Modena, prodotti alimentari di Napoli, ortofrutta di Bari e Barletta-Andria-Trani, di Catania e di Foggia, mozzarella di bufala di Napoli, Salerno e Caserta, pasta di Chieti, vini di Chieti e Pescara e lattiero-caseario di Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari.
Fonte: SACE (Focus on “Alimentari e bevande”)