La produzione dell’industria manifatturiera lombarda, nei primi sei mesi del 2025, è rimasta invariata rispetto allo stesso periodo del 2024. Secondo dati di Unioncamere Lombardia, la variazione della produzione manifatturiera è stata dello 0,1% su base annua. Dopo i cali osservati a partire dalla metà del 2023, la produzione ha registrato un lieve recupero negli ultimi tre trimestri, più accentuato per le imprese di medie e grandi dimensioni.
Gli andamenti sono stati eterogenei tra i diversi settori industriali:
- gli aumenti maggiori hanno riguardato i comparti minerali non metalliferi, alimentari, chimica e farmaceutica, abbigliamento
- l’attività produttiva si è ridotta in misura accentuata nei settori mezzi di trasporto, tessile, gomma e plastica.
La domanda interna si è mantenuta debole e gli ordini sono aumentati soprattutto per le richieste provenienti dai mercati esteri, prevalentemente nel primo trimestre.
L’attività nel settore delle costruzioni ha rallentato e la spesa per lavori pubblici degli enti territoriali si è stabilizzata su livelli storicamente elevati.
Nei comparti dei servizi la crescita è proseguita a ritmi moderati. Le aziende hanno segnalato un aumento contenuto del fatturato, lievemente più elevato nei servizi rivolti alle imprese. Il flusso di turisti è aumentato, grazie soprattutto ai viaggiatori stranieri.
Secondo l’indagine della Banca d’Italia sul turismo internazionale, nella prima metà del 2025 in tutta l’area del Nord Ovest si è registrata una crescita sia del numero dei viaggiatori stranieri sia della spesa effettuata.
L’aumento nei flussi turistici è confermato anche dal numero di passeggeri transitati negli scali aeroportuali della regione, cresciuti di circa il 5% nel primo semestre rispetto al corrispondente periodo del 2024 (Assaeroporti). L’incremento ha però riguardato i soli viaggiatori dei voli internazionali, mentre per quelli delle rotte interne si è registrata una diminuzione di oltre il 4%.
Il trasporto aereo di merci negli scali lombardi, nei quali transitano circa i due terzi del totale nazionale, è rimasto invariato rispetto al primo semestre dello scorso anno.
Scambi con l’estero
Nella prima parte del 2025, il valore delle esportazioni di beni della regione è rimasto invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+2,1% per l’Italia).
Valutata a prezzi costanti, la variazione delle vendite all’estero è stata lievemente negativa (‑0,6%).
Nel semestre, le esportazioni lombarde sono state sostenute soprattutto dalle vendite dei comparti della farmaceutica e dell’industria alimentare, che hanno controbilanciato il calo registrato nei beni intermedi (in particolare: elettronica, metallurgia, gomma e plastica, macchinari).
Le esportazioni dei comparti più esposti alla concorrenza di paesi a basso costo del lavoro, come quello del tessile e abbigliamento, sono ancora diminuite.
Il settore dei mezzi di trasporto ha registrato un contenuto incremento delle vendite, grazie al positivo andamento dell’aerospaziale che ha più che compensato la diminuzione delle vendite di parti e accessori per autoveicoli.
Le esportazioni lombarde sono cresciute verso i paesi UE, mentre sono complessivamente diminuite nel resto del mondo.
L’impatto dei dazi USA sull’export lombardo
Nel primo trimestre, si è registrato un significativo aumento delle vendite sul mercato statunitense (+13,5%), per l’anticipo degli acquisti in attesa dell’entrata in vigore di dazi più elevati. L’incremento ha riguardato soprattutto il comparto della chimica e farmaceutica e quello dell’alimentari e bevande.
Nel secondo trimestre, la crescita delle esportazioni verso gli Stati Uniti ha fortemente rallentato (+0,7%), risentendo dell’effettivo incremento dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro.
Secondo il sondaggio congiunturale della Banca d’Italia, nei primi nove mesi del 2025:
- le tensioni commerciali connesse con l’aumento dei dazi da parte degli Stati Uniti hanno avuto riflessi negativi sulle vendite complessive di circa il 37% delle imprese industriali
- la percentuale sale a oltre il 50%, per quelle che esportano nel mercato statunitense (circa il 40% del campione).
Oltre la metà delle aziende intervistate che vendono negli USA si attende una riduzione delle esportazioni negli ultimi tre mesi dell’anno; quasi un quarto di queste reputa che il calo possa essere di forte entità.
Poco più del 40% si attende di compensare le perdite nel mercato statunitense con un incremento delle vendite in altri paesi, o in Italia. Il 37% delle aziende coinvolte dall’aumento dei dazi starebbe valutando di ridurre i prezzi.
Fonte: Banca d’Italia | Economia della Lombardia - Novembre 2025)