20 apr 2026 10:54 20 aprile 2026

Design economy 2026

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Il rapporto annuale Design Economy racconta l’evoluzione del design in Italia e in Europa.

Design economy 2026

Il design dà forma agli oggetti e ai servizi, costruisce esperienze, relazioni e significati. Se in passato in Italia il design era associato esclusivamente al design industriale, oggi il suo campo di applicazione si estende alla progettazione di servizi, alla definizione di esperienze digitali, alle strategie di innovazione sostenibile.

Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale ampliano le possibilità del progetto, ma richiedono una maggiore capacità di interpretare bisogni e valutare impatti mettendo in relazione innovazione tecnologica ed esperienza umana.

Sintesi dei dati

A livello europeo, il comparto conta circa 295 mila imprese, genera 31 miliardi di euro di fatturato (+3,2% rispetto all’anno precedente) e occupa oltre 356 mila addetti (+4,8%).

Il design in Italia ha generato circa 4 miliardi di euro di valore aggiunto, impiega oltre 76 mila addetti (il 21,5% degli addetti europei) ed è cresciuto del +9,8% nel 2025, quasi il doppio rispetto alla media UE.

In termini di valore economico generato, il design italiano rappresenta il 20% del fatturato del design europeo, prima di Germania (17,6%) e Francia (13,4%).

La produttività del lavoro (fatturato per addetto) in Italia è però inferiore rispetto alla media europea (81,1 mila euro contro 86,9 mila euro). Questo dato suggerisce margini di miglioramento in termini di: dimensione media delle imprese, patrimonializzazione, capacità di operare su segmenti a più alto valore aggiunto.

La maggior parte degli operatori italiani, il 58,2%, opera a livello regionale; il mercato nazionale rappresenta il secondo bacino di riferimento (31,3%).

Più contenuta la proiezione internazionale: il mercato di sbocco è l’Unione Europea per il 6,4% degli operatori e il mercato extra UE nel 4,1% dei casi.

Il grado di internazionalizzazione è ancora limitato, soprattutto nel caso dei professionisti individuali: il 63,7% opera a livello regionale (contro il 48% delle organizzazioni) è minore la presenza sui mercati internazionali (7,7% contro il 15,5% degli studi professionali) riflettendo dimensioni operative più contenute e modelli di business basati su reti di prossimità.

Le imprese rappresentano la principale clientela per i servizi di design. Le micro e piccole imprese assorbono la quota più rilevante della domanda (39,4%), confermando la storica prossimità del design italiano al sistema delle PMI e alle filiere del made in Italy; mentre le medie imprese rappresentano il 20,4% dei destinatari complessivi degli operatori di design e le grandi imprese il 24,5%.

Settori principali

Il principale settore destinatario dei servizi di design è l’arredamento, con il 32,2% delle indicazioni complessive (28,5% tra le organizzazioni e 34,2% tra i progettisti), seguito dalla fruizione di beni culturali e ambientali e dal turismo e ristorazione (entrambi al 24,6%), settori nei quali operano maggiormente i progettisti (rispettivamente +9,4 e +5,9 punti percentuali rispetto alle organizzazioni).

Significativa la presenza dell’agroalimentare (18,9% complessivo) e la domanda di servizi di design in settori tradizionali come l’editoria (18,6%), il packaging (15,1%), l’abbigliamento e calzature (18,4%) e gli accessori moda (12,7%).

Alla meccanica-automazione (12,4% complessivo) e all’automotive (13,1% tra le organizzazioni vs 2,9% tra i progettisti), si affiancano nuovi settori: healthcare (11,4% complessivo, 20,8% tra le organizzazioni), elettronica ed elettrodomestici (16,9% delle organizzazioni vs 7,5% dei progettisti), i servizi rivolti alla Pubblica Amministrazione (12,3% vs 9,2%).

Geografia del design

Il design rappresenta un settore rilevante soprattutto nelle regioni con consolidate tradizioni produttive.

La Lombardia genera il 33,4% del valore aggiunto nazionale e il 28,7% dell’occupazione complessiva. Milano rappresenta un nodo centrale di relazioni tra industria, servizi avanzati e creatività.

Considerando il “peso” del design sull’economia regionale, le Marche superano la Lombardia e si collocano al primo posto sia per l’incidenza del valore aggiunto sul totale regionale (0,33%) sia per l’incidenza dei progettisti sul totale degli addetti (0,42%), grazie soprattutto al calzaturiero. Seguono l’Emilia-Romagna, la Lombardia e il Piemonte.

Milano conferma la propria leadership, con oltre 7.300 imprese attive. Seguono Roma, Torino, Firenze, Bologna e Brescia: insieme, queste sei province concentrano oltre un terzo delle imprese di design italiane.

In termini di valore creato, le imprese milanesi generano da sole il 19% della ricchezza prodotta dal settore a livello nazionale. Sul podio seguono Torino (6,8%) e Roma (5,3%), mentre Bologna si colloca quarta con una quota del 3,6%

Il rapporto è promosso da: Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI. design e ADI (Associazione per il Disegno Industriale)

In collaborazione con: Interni Magazine, AIAP (Associazione Italiana design della comunicazione visiva), AIPI (Associazione Italiana Professionisti Interior Designers), Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, Almalaurea, CUID (Conferenza Universitaria Italiana del Design), Career Service del Politecnico di Milano.

Fonte: Fondazione Symbola (Design Economy 2026)

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