Il prezzo del gas in Europa è stabile da tre mesi (32 euro/MWh in ottobre), ma è ancora più del doppio del 2019 (14 euro). La quotazione del petrolio a ottobre ha continuato a scendere (66 dollari al barile), in linea con il livello prepandemia.
La FED ha ripreso i tagli (4,25% a settembre) e il dollaro rimane svalutato sull’euro: 1,17 in media a ottobre, da 1,04 a gennaio (+12,7%), riflettendo le peggiori attese sull’economia USA legate ai dazi.
In Italia in agosto la produzione è scivolata (-2,4%), dopo il +0,4% di luglio, portando la variazione acquisita per il terzo trimestre a -1,4%; erano positivi i dati nella prima metà dell’anno (+0,3% a trimestre).
A settembre aumenta la fiducia dei produttori di beni strumentali, specie le attese su ordini e produzione.
Export di beni in difficoltà
Le prospettive per l’export di beni restano deboli, a causa dei dazi USA. Incerte le indicazioni dagli ordini esteri a settembre: in risalita i giudizi Istat, in calo quelli PMI.
Il nuovo regime tariffario tra le due sponde dell’Atlantico prevede dazi al 15% su gran parte dell’import USA dalla UE (compresi auto, farmaci non generici, semiconduttori); tariffe USA nulle o quasi su altri prodotti UE in settori strategici (aerei, farmaci generici, alcune risorse naturali). Invariati per il momento i dazi del 50% su acciaio e alluminio.
L’export italiano di beni verso gli USA è crollato in agosto (-21,1% su agosto 2024), dopo un forte aumento nella prima parte dell’anno dovuto al frontloading pre-dazi (aumento degli acquisti per anticipare l’entrata in vigore del rialzo dei dazi).
Dazi ed euro forte sul dollaro penalizzano la competitività di prezzo dei beni europei negli USA, soprattutto rispetto alle produzioni domestiche americane. Gli acquisti USA dalla UE si sono ridotti dell’8,7% annuo in giugno-luglio.
Il calo dell’import USA dalla UE e da altri importanti paesi fornitori risulta di entità simile, in valore assoluto, al livello effettivo dei dazi sui prodotti:
- gli acquisti dalla Cina sono crollati del 39,9% in giugno-luglio, con una tariffa media applicata del 37,7%
- i flussi da UK e Canada e Messico si sono ridotti di meno, grazie a dazi effettivi più moderati, minori della media mondiale.
Il calo degli acquisti USA dai principali fornitori è il risultato di una contrazione sia dei volumi sia dei valori medi unitari dei prodotti importati.
Le produzioni europee di alta qualità, disegnate per soddisfare le esigenze dei clienti e più difficili da sostituire, rendono una parte delle esportazioni italiane relativamente più resilienti ai dazi nel breve periodo.
Tuttavia, un processo di sostituzione si avvierà nel tempo, se i dazi si confermeranno persistenti e se la capacità produttiva USA diventerà adeguata a soddisfare la domanda. Inoltre, l’economia USA è attesa rallentare per l’aumento di costi e prezzi conseguente all’imposizione di tariffe a carico degli importatori, mentre il taglio dei tassi FED per sostenere la crescita tende a indebolire ulteriormente il dollaro, alzando l’inflazione importata e frenando l’import USA.
Previsioni medio periodo impatto dazi USA sul made in Italy
Nel medio periodo, secondo stime del Centro Studi confindustria, i nuovi dazi potrebbero ridurre le vendite italiane negli USA di circa 16,5 miliardi (rispetto a uno scenario senza tariffe), pari al 2,7% dell’export totale. L’impatto è maggiore per settori centrali del manifatturiero:
- autoveicoli (il più colpito in % dell’export settoriale)
- alimentari e bevande
- macchinari
- pelli e calzature.
Le perdite si amplificano se si considerano anche gli effetti indiretti, lungo le catene di produzione europee, del calo dell’export negli USA degli altri paesi UE sulla domanda di input italiani. L’impatto complessivo tocca il -3,8% dell’export manifatturiero, -1,8% della produzione.
Nel lungo periodo, potrebbe essere forte l’incentivo a rilocalizzare alcune produzioni negli USA: il rischio è di perdere parti vitali del tessuto produttivo.
Fonte: Confindustria (Congiuntura Flash - 20 Ottobre 2025)