Secondo le più recenti proiezioni dell’OCSE, il prodotto mondiale è salito del 3,2% nel 2025 (in lieve calo dal 3,3% del 2024) e aumenterà del 2,9% nel 2026.
Il principale sostegno alla crescita proviene dalle politiche di bilancio e monetarie più accomodanti nelle maggiori economie e dagli investimenti legati alla IA, soprattutto negli Stati Uniti.
L’intesa commerciale raggiunta tra Stati Uniti e Cina a fine ottobre 2025 ha ridimensionato alcuni aumenti dei dazi imposti dal governo americano e la Cina ha rinviato alla fine del 2026 l’applicazione di un regime più restrittivo sulle licenze di esportazione di terre rare. I dazi sulle esportazioni cinesi applicati dagli Stati Uniti restano tuttavia alti: 31% in media (rispetto al 12% del dicembre 2024).
La contrazione delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti è stata compensata dalla forte espansione verso altri paesi asiatici, l’Africa e, in misura minore, verso i paesi europei.
Area dell’euro
Tra le principali economie dell’area, nel terzo trimestre 2025, il PIL è salito marcatamente in Francia, grazie al contributo positivo della domanda estera, e in Spagna, sospinto dalla robusta domanda interna. Il prodotto è cresciuto dello 0,1% in Italia, mentre ha ristagnato in Germania, frenato dalla debolezza dei consumi delle famiglie e dalla flessione delle esportazioni.
La produzione manifatturiera avrebbe segnato un parziale recupero alla fine dello scorso anno, malgrado l’indice PMI sia rimasto coerente con una stabilità dell’attività. Nei primi nove mesi dell’anno, la produzione si è contratta nella maggior parte dei settori con poche eccezioni, tra cui il farmaceutico.
Gli elevati dazi imposti dagli Stati Uniti hanno spinto le imprese cinesi a reindirizzare i loro prodotti verso altre economie. Le imprese europee temono un aumento dell’offerta di prodotti cinesi nei propri mercati di riferimento e l’intensificazione della concorrenza con conseguenti pressioni al ribasso sui prezzi.
Previsioni di crescita
Secondo le proiezioni di dicembre formulate dagli esperti dell’Eurosistema, dopo una crescita dell’1,4% nel 2025, il prodotto aumenterà dell’1,2% nel 2026, con una revisione al rialzo di 2 decimi di punto rispetto all’esercizio previsivo di settembre. Il tasso di crescita annuo salirà all’1,4% nel 2027 e nel 2028.
La previsione riflette soprattutto le attese di incremento della domanda interna per consumi e di recupero della domanda estera.
L’inflazione al consumo diminuirà nel 2026 all’1,9% (dal 2,1% nel 2025). La decelerazione proseguirebbe nel 2027, all’1,8%. L’inflazione potrebbe risalire al 2% nel 2028 a causa dell’incremento dei costi legati all’energia dovuto al nuovo sistema di scambio di quote di emissione di inquinanti e di gas a effetto serra nell’Unione europea.
In Italia
Nel terzo trimestre del 2025 il PIL è leggermente cresciuto. È proseguita la dinamica positiva degli investimenti, sospinti anche dagli incentivi fiscali e dalle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel quarto trimestre l’economia avrebbe continuato a espandersi, sostenuta dall’attività nel terziario e nell’industria.
Nei primi nove mesi dell’anno il sostegno più significativo alla crescita è stato fornito dai servizi alle imprese, che beneficiano della domanda generata dalla transizione digitale ed energetica. Anche nei settori ospitalità e ristorazione la crescita sarebbe stata sostenuta grazie alla dinamica positiva del turismo.
È proseguita la crescita della farmaceutica e della produzione di apparecchiature elettroniche. La fabbricazione di mezzi di trasporto ha recuperato, ma resta in forte calo nel confronto con lo stesso periodo del 2024. L’andamento del settore riflette difficoltà strutturali e la crisi dell’industria automobilistica in Germania.
Esportazioni
Nei mesi estivi le esportazioni di beni sono salite in misura significativa sia verso i mercati dell’area dell’euro, soprattutto la Francia, sia verso quelli esterni all’area. A causa dei nuovi dazi, le esportazioni italiane verso gli USA sono diminuite in quasi tutti i settori, in particolare nei comparti dei prodotti alimentari e di quelli farmaceutici, sui quali ha influito il venire meno delle anticipazioni degli acquisti.
La crescita delle esportazioni è stata sostenuta principalmente dai settori dei metalli di base e dei petroliferi raffinati, dagli altri mezzi di trasporto.
Anche le vendite estere di servizi sono tornate a crescere, grazie anche alla maggiore spesa in Italia dei turisti stranieri.
Sia l’indicatore sugli ordini dell’indagine Istat presso le imprese manifatturiere, sia il corrispondente indice PMI prefigurano una lieve ripresa della domanda estera.
Secondo l’Indagine sulle aspettative di crescita condotta dalla Banca d’Italia tra novembre e dicembre, i giudizi delle imprese sulla situazione economica generale sono lievemente migliorati rispetto all’estate e si registrano valutazioni più favorevoli sull’andamento della domanda per i propri prodotti.
Fonte: Banca d’Italia | Bollettino economico Gennaio 2026