I prezzi del petrolio sono tornati a crescere, quelli del gas hanno superato i 75 euro per megawattora nella seconda settimana di ottobre. Da settembre le esportazioni di greggio dai paesi del Golfo sono aumentate, favorite dal ricorso a rotte commerciali alternative e dalla protezione militare statunitense; quelle di prodotti raffinati rimangono invece nettamente inferiori ai livelli precedenti il conflitto.
Il riacutizzarsi delle ostilità tra Iran e Stati Uniti dalla fine di agosto, i successivi attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita e le minacce alla navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb accrescono il rischio di nuove interruzioni delle forniture.
L’attività economica globale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, continuando a beneficiare degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Gli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) sono aumentati nel comparto manifatturiero e dei servizi, nonostante le tensioni nelle catene di approvvigionamento, soprattutto nei settori dei semiconduttori e delle componenti elettroniche impiegate nelle infrastrutture dell’IA.
Il nuovo assetto dei dazi statunitensi entrato in vigore a luglio ha lasciato sostanzialmente invariate le aliquote vigenti da febbraio, ma non ha ridotto l’incertezza circa l’evoluzione della politica commerciale statunitense.
Dopo il calo osservato nel corso dell’estate, il dollaro si è rafforzato nei confronti dell’euro dalla fine di agosto, riflettendo le attese di un inasprimento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.
Unione europea
Tra le principali economie dell’UE, il PIL è cresciuto in misura moderata in Germania e in Italia e, più marcatamente, in Spagna grazie ai consumi privati. In Francia il prodotto ha ristagnato. Secondo le valutazioni di Banca d’Italia, nel terzo trimestre il PIL dell’area sarebbe aumentato in misura contenuta.
La produzione manifatturiera si sarebbe indebolita, risentendo dei rincari energetici e delle difficoltà nell’approvvigionamento di input produttivi dal Medio Oriente. In settembre l’indice PMI della manifattura è rimasto pressoché invariato sul livello elevato raggiunto in agosto. A fronte di una diminuzione dell’indice generale, l’attività industriale nei comparti legati alla difesa e alla transizione energetica e digitale avrebbe continuato a espandersi.
Le proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE prefigurano un’espansione del PIL dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. L’inflazione si collocherà al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Economia italiana
Nel secondo trimestre dell’anno in Italia l’attività economica è aumentata dello 0,2% (0,3% nei tre mesi precedenti). Gli investimenti hanno rallentato, risentendo della flessione della spesa per macchinari e attrezzature, che nei primi mesi era stata sostenuta dagli incentivi fiscali rivolti rispettivamente alle Pmi per l’acquisto di veicoli commerciali leggeri e alle imprese di autotrasporto per l’acquisto di mezzi pesanti.
Il valore aggiunto è diminuito nell’industria, nonostante il modesto incremento della produzione riconducibile principalmente all’accumulo di scorte di prodotti finiti per far fronte ai rischi di approvvigionamento degli input produttivi generati dal conflitto in Medio Oriente.
Il forte calo delle importazioni di carburanti dai paesi del Golfo Persico ha sospinto la ripresa della produzione nell’industria petrolchimica e in quella della raffinazione del nostro paese, aumentata di circa il 10% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’attività nel terziario è sostenuta soprattutto dai settori coinvolti nei processi di transizione energetica e digitale. Un contributo positivo proviene dai comparti connessi con il turismo.
Commercio con l’estero
Nel secondo trimestre crescono significativamente le esportazioni di beni destinate ai mercati dell’area dell’euro, in particolare verso la Germania, mentre scendono quelle verso i paesi esterni all’area.
A livello settoriale il contributo principale proviene dai prodotti petroliferi raffinati, dagli autoveicoli, dagli altri mezzi di trasporto e dal comparto alimentare. Le vendite della farmaceutica, della metallurgia e dei prodotti in metallo sono invece diminuite, dopo la forte espansione nei trimestri precedenti.
Le importazioni sono aumentate sia per i servizi sia, meno marcatamente, per i beni. Per questi ultimi l’incremento ha riflesso i maggiori acquisti dai paesi esterni all’area, a fronte di una flessione di quelli provenienti dai paesi interni; a livello merceologico, ha interessato i metalli e i prodotti minerari.
L’aumento delle quotazioni di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale ha ampliato il disavanzo dei beni energetici, che è rimasto tuttavia ben al di sotto del picco raggiunto nel terzo trimestre del 2022.
Previsioni macroeconomiche
Secondo le proiezioni macroeconomiche di ottobre della Banca d’Italia, il PIL aumenterà dello 0,9% quest’anno, dello 0,7% nel prossimo e dello 0,8% nel 2028.
Rispetto alle proiezioni pubblicate lo scorso giugno, le stime di crescita sono state riviste al rialzo di 0,4 punti percentuali nel 2026, di 0,3 nel 2027, e al ribasso di 0,1 punti percentuali nel 2028. La revisione al rialzo per l’anno in corso riflette un impatto del conflitto in Medio Oriente meno marcato di quanto atteso in giugno, con effetti di trascinamento positivi anche per il 2027.
Le previsioni di inflazione sono state riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali nell’anno in corso e di 0,4 nel prossimo, soprattutto a causa dei prezzi più alti delle materie prime e dei prodotti petroliferi raffinati; per il 2028 sono state corrette al ribasso di 0,2 punti percentuali, per via di effetti base negativi più marcati legati alla riduzione delle quotazioni energetiche.
Il protrarsi delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, alimentando ulteriormente l’incertezza geopolitica e sospingendo i prezzi dei beni energetici, potrebbe determinare un’inflazione ancora più alta e persistente e indebolire le prospettive di crescita.
Fonte: Banca d’Italia | Bollettino Economico n. 4 – 2026 ISSN 2280-7632