Rispetto alle proiezioni pubblicate a dicembre 2025, la crescita del prodotto è rivista al ribasso nel triennio complessivamente per circa mezzo punto percentuale.
Il quadro previsivo dipende dall’evoluzione del conflitto in corso in Medio Oriente e, conseguentemente, dalle ipotesi formulate sui prezzi delle materie prime, sulle quali vi è elevata incertezza.
Scenario di base
Gli esperti stimano che il PIL dell’Italia aumenti dello 0,5% quest’anno e nel 2027 e dello 0,8% nel 2028. L’ attività economica sta risentendo dell’indebolimento della domanda interna, frenata dal repentino rincaro dell’energia, dall’ulteriore aumento dell’incertezza e dal deterioramento della fiducia.
I prezzi del petrolio, nello scenario di base, si collocano a 103 dollari al barile e quelli del gas naturale a 55 euro a megawattora nella media del secondo trimestre di quest’anno, per poi scendere gradualmente nel resto del periodo di previsione, in linea con i recenti andamenti dei mercati a termine dell’energia.
Il commercio internazionale si espande in misura contenuta quest’anno, per poi recuperare progressivamente nel prossimo biennio.
Le condizioni di finanziamento peggiorano lungo l’orizzonte di previsione.
Lo scoppio del conflitto e il repentino innalzamento dei prezzi energetici incidono negativamente sulle prospettive a breve termine, comprimendo la domanda interna nel trimestre in corso e nei due successivi. L’attività tornerebbe a rafforzarsi a partire dall’inizio del 2027, in concomitanza con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche.
Gli investimenti rallentano in misura marcata, soprattutto nella componente in macchinari e attrezzature, frenati dal deterioramento della redditività e delle prospettive di domanda, dalla maggiore incertezza e dall’aumento dei costi di finanziamento.
Le esportazioni sono frenate nel breve periodo dalla debolezza del commercio mondiale; accelerano gradualmente nel prossimo biennio, in linea con la dinamica degli scambi internazionali. Il contributo della domanda estera netta alla crescita del prodotto è negativo quest’anno e pressoché nullo nel prossimo biennio.
L’occupazione continua a espandersi a ritmi più contenuti che nello scorso anno. Il tasso di disoccupazione, sceso ai minimi storici alla fine del 2025, aumenta leggermente nel corso del triennio.
Banca d’Italia stima che l’inflazione si collochi in media al 2,6% nel 2026, in aumento di un punto percentuale rispetto all’anno passato, per poi tornare poco sotto al 2%.
L’incremento dell’inflazione nell’anno in corso è in larga misura riconducibile alla componente energetica, che risente del brusco rialzo delle quotazioni delle materie prime. Rispetto alle previsioni pubblicate in dicembre, l’inflazione è rivista al rialzo, in misura più significativa quest’anno.
Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana

Scenario avverso
Un protrarsi del conflitto in Medio Oriente e l’eventualità di danni rilevanti alle infrastrutture energetiche nell’area rischiano di incidere in maniera persistente sui prezzi delle materie prime, di indebolire ulteriormente gli scambi internazionali e di pesare sulla fiducia di famiglie e imprese.
A fini puramente indicativi Banca d’Italia ipotizza effetti più marcati e duraturi del conflitto in corso sull’offerta di materie prime e ulteriori aumenti delle loro quotazioni, che si manterrebbero su livelli molto elevati per un periodo prolungato.
Rispetto allo scenario di base, tale eventualità comporterebbe anche un aumento dell’incertezza e tensioni sui mercati finanziari, con un irrigidimento delle condizioni di finanziamento. Data la natura globale dell’impatto del conflitto, gli analisti ipotizzano anche un forte indebolimento degli scambi internazionali.
La crescita del PIL potrebbe risultare, rispetto allo scenario di base, inferiore di circa mezzo punto percentuale nell’anno in corso e per circa un punto nel prossimo. A questo impatto contribuirebbero gli effetti dei rincari energetici sui redditi e sulla spesa delle famiglie e il peggioramento delle condizioni finanziarie sugli investimenti.
L’inflazione al consumo risulterebbe più elevata rispetto alla proiezione centrale per oltre 1,5 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e per 0,3 punti nel 2028, rispetto alla proiezione di base.
Fonte: Banca d’Italia | Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana (aprile 2026)